GRACEGR
GRACE DI MONACO

2014, di Olivier Dahan
con Nicole Kidman, Tim Roth, Frank Langella, Derek Jacobi

Grace_Sac_WebBisognerebbe trovare una nuova definizione per il masochismo di Nicole Kidman. O meglio: per quella che si potrebbe chiamare “sindrome autodistruttiva da Nicole Kidman“. Questo per un semplice motivo: come si può passare da essere una delle più celebrate e versatili attrici contemporanee, fino al 2003, a fare una più che nutrita serie di scelte artistiche sbagliatissime? Negli ultimi dieci anni si possono salvare solo tre film, tra l’altro, è bene dirlo, di ottima fattura (“Il matrimonio di mia sorella“, “Rabbit hole“, “Stoker“). Il resto è un marasma di scemenze grosse come Nadia Rinaldi (tra le quali le inspiegabili iniezioni di botox o dio-sa-cosa che le deturpano visibilmente il viso). Per ricapitolare: da “Vita da strega“, versione cinematografica della nota serie tv (perché?!), passando per “The paperboy” dove piscia addosso a Zac Efron, per “Trespass” con Nicolas Cage (non c’è bisogno di commentare), fino ad arrivare a quel disastro che è “Invasion“, dove si fa vomitare in faccia dagli alieni e picchia bambini cinesi. Ed è proprio con “Invasion” che il cerchio si chiude, perché il regista è Olivier Hirschbiegel, ossia il principale responsabile dell’altrettanto bruttissimoDiana” uscito proprio l’anno scorso.  Probabilmente i film-brutti sulle principesse si trasmettono per vicinanza e contatto, come i funghi dei piedi e la mononucleosi. Insomma: da Grace di “Dogville” a “Grace di Monaco”. Quest’ultimo film, scelto inspiegabilmente come film d’apertura per Cannes 2014, è stato recepito in maniera pessima dalla critica. Beh, non proprio da tutti: l’unica voce che si è levata in sua difesa definendolo “capolavoro” è il nostro Vincenzo Mollica, che oltre ad essere noto per la sua tutt’altro che impeccabile pronuncia inglese, avrà visto il film giocando a Snake col cellulare. Vediamo dunque perché “Grace di Monaco” è a tutti gli effetti il peggior film dell’anno (questo a meno che non esca un nuovo film scritto e diretto da Jerry Calà, in tal caso non c’è gara).

  • Le tagline recitano “Nicole Kidman è Grace di Monaco”. E invece no. Nicole Kidman non è per nulla somigliante alla principessa. Le sue labbra sono ormai così deformi che per tutto il film sembra affetta da herpes. In più è spesso improbabilmente appesantita di vestiti e acconciature assurde. Sembra una drag queen secca, con tanto di tiara di plasticaccia tipo Tutto a 1 euro.
  • Il personaggio di Grace Kelly è collocato all’interno della storia senza che il suo passato ci dica qualcosa su di lei. E’ letteralmente appoggiato sopra, come si fa con le statuine sul compensato del Presepe. Ricordo distintamente di aver visto il (bruttissimo) trailer al cinema, e un’ improbabile lesbica quadrettata esclamò, ad alta voce: “Ah, ma Grace Kelly era anche un’attrice!”. Ecco, questa è la percezione che si ha guardando “Grace di Monaco”.
  • Grace Kelly era fondamentalmente una burina. Questo ci dice il film. Parla a vanvera e crea enormi pasticci istituzionali. Piagnucola per l’intera durata della pellicola e ha delle crisi isteriche mentre guida. Il regista infatti insiste spesso su questo spaesamento dell’ex-attrice, facendola sembrare l’ennesima “principessa del popolo”. Questo è ovviamente falso: la Kelly proveniva da una delle famiglie più ricche e WASP di Philadelphia. Dettagli. In “Grace di Monaco” colleziona una serie di grezze da antologia. Tra le quali: sbagliare acconciatura (oh cielo!) e mettere i gigli bianchi a tavola.
  • L’effetto principale di tutto ciò è uno e soltanto uno: sembra una fiction corta (grazie a Dio) di Rai Uno. Questa insistenza sulla quantomai presunta umiltà di Grace Kelly, oltre a far felici orde di parrucchiere e gonfie casalinghe, lo rende pericolosamente simile alla miniserie Rai “Sissi” con Cristiana Capotondi. In quest’ultima la Capotondi recita così: ” Ahò a Franze, manco er pappagallo te sta a riconosce“. Ecco, “Grace di Monaco” non è interpretato tanto meglio. Basti ricordare l’allucinante scena in cui un frocissimo Derek Jacobi, con tanto di porcellane dorate, insegna a Grace le espressioni facciali appropriate usando dei cartoncini con scritte le emozioni corrispondenti. L’esito non è facilmente descrivibile a parole: dico soltanto che è lo stesso di Gabriella Germani quando imitava Manuela Arcuri (solo che questa non è una parodia).
  • I personaggi di contorno sono altrettanto pessimi. A cominciare da Ranieri, il principe, interpretato da Tim Roth. Mi ci soffermerei un attimo per introdurre una nuova teoria: il Teorema di Sharon Stone. Questo è applicabile un po’ a tutti quei tipi di bad acting evidenti, solitamente femminili, che consistono in un numero spropositato di ammiccamenti. Sharon Stone ne è, appunto, la massima interprete, ma tra le sue file ricorrono altrettante illustri cagnacce come Madonna (cfr. “Body of evidence“). Ecco, Tim Roth in questo film ammicca più di Sharon Stone. In ogni scena sbuffa fumo da un’immancabile sigaretta e ringhia, oltre a ridersela con un improbabile Onassis e un’inutile Callas (la non somigliantissima Paz Vega) sulle sedie fatte di scroto di balena.
  • “Grace di Monaco” è anche un film fatto di luoghi comuni insostenibili e frasi fatte. Nel prefinale si assiste alla più grande sagra delle frasi fatte mai filmata da un uomo (questo se si esclude Pomeriggio Cinque, ovviamente). C’è una confusissima spy story che ha a che fare con l’indipendenza di Monaco e de Gaulle che vuole che i monegaschi paghino addirittura le tasse. Si arriva persino a sfiorare la Terza Guerra Mondiale. Grace Kelly risolve tutto organizzando un ballo della Croce Rossa. Qui  fa un discorso inanellando una serie di supercazzole talmente scontate che sembrano uscite da una pagina di Facebook per tredicenni (o da una canzone di Emma Marrone). Occorre scriverle: “Non bisogna mai essere ingrati”, “Mi sono innamorata di un principe azzurro”, “Bisogna dover scegliere”, “Questo è il mio popolo e sono brave persone”, “Io credo nelle favole”, “Monaco significa fare sacrifici”, “Non auguro il male a nessuno”, “Nessuno ha il diritto di uccidere la felicità o la bellezza quando la incontra”, e la mia preferita in assoluto “Preferirei che le bombe cadessero sulla mia casa, piuttosto che vivere in un mondo dove l’amore non conquista tutto“.
  • Il finale svacca totalmente puntando sull’onirico. Con una serie di immagini sconnesse, in ralenti e in reverse, viene creato un effetto straniante che non ha alcuna utilità narrativa. Tutto il film ha comunque dei seri problemi in campo registico: è ricolmo di primissimi piani, particolari degli occhi o di altre parti del viso, che tra le altre cose accentuano certi difetti (nella sopracitata scena del ballo della Croce Rossa, per esempio, si nota la matita sbavata sulla parte esterna del labbro della Kidman). Non contento, Dahan cita pedantemente Caccia al ladro” in tutte le scene in cui Grace Kelly è al volante, con un green screen veramente fastidioso.

“Grace di Monaco” può andare bene per un pomeriggio in cui si ha voglia di ingrassare con torte e patatine, oppure come alternativa concreta al femminicidio. Lo potete trovare in streaming cliccando qui.

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