ARABELLAGR
ARABELLA L’ANGELO NERO

1989, di Stelvio Massi
con Tinì Cansino, Valentina Visconti, Francesco Casale, Carlo Mucari

arabellaParlare della carriera di Tinì Cansino è abbastanza semplice, ma si può partire dalla fine: oggi fa l’opinionista a “Uomini & donne” versione anziani. Nata in Grecia (il suo vero nome è Photina Lappa), Tinì Cansino deve la sua notorietà a una quantomai presunta somiglianza “con Rita HaiGorth” (parole sue) e soprattutto alla partecipazione nel programma simbolo degli anni Ottanta, “Drive in“. Ha inoltre recitato nel film “Arrapaho” nel ruolo di Scella Pezzata, un’interpretazione di intensità talmente elevata da averla lasciata un po’ confusa: Tinì è infatti convinta che il nome del suo personaggio derivi dalla sella del cavallo (scella = sella). Quindi si capirà come questo lume dell’umana sapienza sia arrivata a fare il film Zeta che propongo oggi. Questo “Arabella l’angelo nero” è diretto da Stelvio Massi, noto regista di poliziotteschi negli anni Settanta (“Squadra volante”, “La banda del trucido” con Tomas Milian), qui in evidente stato confusionale, e nell’unico barlume di lucidità dai fumi dell’oppio ha probabilmente firmato codesta opera con lo pseudonimo Max Steel. I dialoghi sono talmente imbarazzanti e rozzi che potrebbero essere stati tranquillamente estrapolati da un qualsiasi numero del fumetto “Il Tromba“. “Arabella l’angelo nero” è un colossale film brutto ricchissimo di perle esilaranti, che non scontenterà gli amanti del soft-core involontariamente ridicolo in quanto pieno zeppo di amplessi casuali e, soprattutto, tette. Quindi, è giunto il momento di scoprire perché questo è un film fatto di sottintesi.

  • Il film comincia con Arabella che va in un bordello clandestino, paga una quota d’entrata a un improbabilissimo finocchione e successivamente sale delle scale soffiando su falli infuocati indossati da donne discinte (mamma mia). Poco dopo si fa trombare da due energumeni vestiti di pelle, ma commette un errore. Nell’estasi del momento (…) sospira: “Lo farò gratis!”. Al che i due energumeni la menano, ammonendola: “Ti farai pagare come tutte le puttane dell’inferno, e il 70% sarà nostro!
  • A una retata della polizia, Arabella viene fermata e sbattuta sul cofano della macchina da un prestante poliziotto, che le dice: “La puttana stavi facendo, mica ti arresto per la strage degli innocenti“. E poi se la scopa. Dopodiché lui la ricatta e lei lo uccide durante un altro amplesso (mai come in questo caso bisogna ricorrere ai sinonimi).
  • Arabella ha un marito paralitico, la causa di questa paralisi è un incidente d’auto avvenuto a causa di una fellatio che la moglie gli stava praticando durante la guida. In ogni caso, dopo aver berciato insulti, il marito sembra eccitato dal fatto che la moglie abbia ucciso un uomo, e siccome è uno scrittore (?) la invoglia ad avere rapporti sessuali con sconosciuti.
  • A questo punto Arabella va a rimorchiare in un bar. Qui viene subito approcciata da uno vestito da cowboy, che ovviamente non sembra affatto un cowboy, infatti fa sorgere il dubbio che il detto “L’abito non fa il monaco” sia stato inventato da un pornomane dopo la visione del film. Ed ecco quindi che scatta un altro dialogo da incorniciare:
    Cowboy: “Posso offrirti un drink?”
    Arabella: “Preferisco una scopata”
    Barista: “La signora sa quello che vuole!”
    Segue accoppiamento con champagne versato sulle tette.
  • Il film, poi, prende una piega poliziesca. C’è un serial killer che uccide gli uomini e che in qualche modo dovrebbe avere una coerenza con la storyline principale. La detective super rifatta Gina Falco chiede al suo sottoposto una chiarificazione su un luogo del crimine. Questo risponderà così: “C’è molto sangue perché gli hanno tagliato il cazzo, insomma, il pene, il membro! Coglioni compresi.
  • “Arabella l’angelo nero” è un film contro le lesbiche. Infatti la detective Gina Falco fa parte di questa misteriosa tribù. La sua ex amante le ricorda che la sua omosessualità è dovuta al fatto che sua madre castrò suo padre con delle forbici. Segue altro dialogo fondamentale:
    Gina Falco: “Credevo che le donne fossero migliori degli uomini.”
    Ex-amante: “Questi sono tipici preconcetti da lesbica, mia cara!”
    Più avanti la dose verrà rincarata con un soave: “Vaffanculo, brutta lesbica!”
  • Il marito paralitico di Arabella ha una madre e questo immenso personaggio è anche la madre della detective Gina Falco (quindi i due sono fratelli, ma la cosa è semplicemente un enorme buco di sceneggiatura che ovviamente non viene spiegato). Quest’ultima, credendo che Arabella sia in pericolo per via del serial killer, chiede a sua madre dove poterla scovare. La madre risponderà con la battuta migliore di tutto il film, e, lo dico per esperienza personale, una delle migliori in assoluto di tutta la cinematografia brutta: “Dobbiamo aiutare Arabella, difenderla! Quel posto dannato, ha uno strano nome… Lo chiamano… VIALE DEI MIGNOTTI“.
  • Siccome Viale dei mignotti era un’idea troppo geniale per essere accantonata così, Stelvio Massi decide di mostrarcelo in tutto il suo splendore. Accade quindi che Tinì Cansino si fa un giro in macchina per scegliere uno dei suddetti mignotti. Questi sono tutti vestiti più o meno come i Village People: chi va in giro a chiappe al vento, chi si picchia e poi si bacia, chi ha costumini leopardati e chi è vestito, con un tripudio di virilità, in boxer, maglietta attillata a righe e giacca da donna rossa. Arabella non sente di essere capitata nel posto sbagliato per lei, anzi, è tutta eccitata e riesce a rimorchiare!
  • Il finale è incomprensibile. Il marito non è realmente paralitico, infatti stupra Arabella urlandole: “Tu sei una donna malata, sei una ninfomane! E’ questo che mi piace di te! E’ per questo che ti ho sposata!“. La risoluzione del mistero del serial killer è lasciata all’immaginazione e al caos, allo spettatore di ieri e di oggi comunque non credo importi granché. Il film si conclude con Arabella e Gina Falco sane e salve, la detective la saluta così: “Sei l’ultima parente che mi è rimasta, scappo.

Questi, e molti, molti altri sono i motivi per cui “Arabella l’angelo nero” necessita almeno di una visione che sicuramente riempirà di ilarità una serata con amici. E’ un film abbastanza sconosciuto anche per chi ama i film Zeta, e meriterebbe una ribalta, un podio tutto suo. Per chi sa usare internet non dovrebbe essere di difficile reperibilità. Comunque, qui sotto c’è un video-riassunto del film fatto da me.
[youtube height=”HEIGHT” width=”WIDTH”]https://www.youtube.com/watch?v=4nAnx-96z14[/youtube]

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