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Ho sempre recensito, credo, film di qualità piuttosto elevata. Poi mi sono sentito un po’ razzista. Perché essere così esclusivi? Esiste anche tanta bruttezza da condividere con il mondo. Allora inauguro una nuova rubrica intitolata “Zeta”: film profondamente, ineluttabilmente brutti. Comincio subito.

BAMBOLA

1996, di Bigas Luna
con Valeria Marini, Stefano Dionisi, Jorge Perugorrìa, Anita Ekberg

Contrariamente a quello che si crede, “Bambola” è un film di Bigas Luna, e non di Tinto Brass, che di difetti ne ha tanti ma non gli manca un certo estro e una vera e propria estetica (per quanto discutibile). Luna, invece, pesca il peggio del cinema erotico/alimentare, ci piazza come protagonista Valeria Marini ed ecco che magicamente è creata questa apologia del trash involontario.
Momenti topici:

  • Il film comincia con Valeria Marini in bici, nel traino ha una capra. La sua voce narrante pigola che in realtà si chiama Mina ma che tutti la chiamano Bambola. E già qui. In una serie di battute tutte sconnesse tra loro Bambola spiega che la capretta si chiama Amalia, che sua madre non è riuscita a macellarla, poi che “loro” hanno una trattoria per camionisti, e che “Andare con Amalia a comprare le anguille era una delle cose che mi piacevano di più”.
  • Sono passati cinque minuti (e diciannove secondi, per la precisione) e la capretta Amalia è MORTA. Valeria Marini la seppellisce assieme al fratello Stefano Dionisi (coi capelli gialli) sotto dell’erba. Lui ha dovuto persino zappare per questo. Valeria dice “Era la mia unica amica. A lei avevo confidato tutti i miei segreti, tutti i miei sogni”. Alla capra. Poi piange.
  • Anita Ekberg (quella de “La dolce vita” qui “lievemente” invecchiata), oltre ad essere la madre di Valeria Marini nel film, è un’ubriacona e spara “a qualsiasi cosa con il suo fucile”. Il fratello ossigenato urla di smetterla, lei spara a una cascina che, in un rapporto di causa-effetto sensatissimo, esplode. Dopo sei minuti e ventuno la madre è MORTA di cirrosi, e così è stata “una liberazione per tutti”. Valeria al funerale ha un fazzoletto trasparente in testa e la solita espressione bovina che in questo caso dovrebbe sembrare triste.
  • Entra in scena Ugo, un ciccione peloso e calvo, che li aiuta a finanziare la trattoria. Logicamente si innamora di Bambola e ne è geloso dopo che lei si è sbrodolata con l’olio e ha ciabattato sul pontile. Vanno all’acquaparco, per farlo capire per bene Luna inquadra il culone di Valeria Marini che arranca sopra le scale. Dopodiché lei, il fratello e il ciccione fanno gli scivoli ad acqua e Valeria RIMBALZA (non sto scherzando) ad ogni dunetta, rischiando di finire in orbita. Questa scena si ripete per più o meno cinque minuti. Arriva un Tamarro col costume rosso e abbranca Bambola. Ciononostante il fratello, che siccome è ossigenato è logicamente (per Luna) finocchio, pensa che sia “troppo bello per andare con le donne”. Ballano (all’acquapark!), e il Tamarro e Bambola si strusciano. Lei alza le braccia al cielo mostrando delle sofisticatissime ascelle boschive. Stefano Dionisi allora desiste e se ne va coi suoi occhiali da sole trovati nel Dash. Sulla cima dello scivolo il Ciccione e il Tamarro si contendono Bambola in una tragicomica rissa finché il Ciccione non batte la testa e cade giù dallo scivolo in un tripudio di sangue che è un misto tra Dario Argento e una tecnica di macellazione dei suini.
  • Il Tamarro è in galera. Bambola gli va a fare una visita in carcere e il Tamarro, che per aggravare la sua situazione si chiama pure SETTIMIO, le chiede una sua foto. Nel mentre vengono interrotti da un altro carcerato rasato con un accappatoio blu che si chiama FURIO. Settimio e Furio si picchiano, poi nel cortile del carcere Furio spiega a Settimio che ora Bambola se la deve scordare perché è sua. In questo delirio nonsense Furio pronuncia la battuta definitiva: “Alle femmine gli devi dare minchia, minchia, minchia e botte!”. Poteva essere tranquillamente il titolo del film.
  • Per non farsi mancare nulla, Valeria Marini si fa fare delle foto a cavalcioni SU UNA MORTADELLA. Poi le porta in carcere. Furio fa sodomizzare Settimio da due energumeni (uno si chiama ARSENIO e ha delle magliette a rete o rosse o nere) mentre gli urlano la ricetta degli spaghetti al pomodoro. In cambio di tutto ciò Furio chiederà le mutande a Bambola.
  • Furio le manda un pacco a casa e dentro ci sono le sue mutande luride, Valeria è sorpresa e dice: “Questo è quel pazzo di Furio, mi aveva chiesto le mie!”. Il fratello ha una vestaglia blu da antologia. A questo punto, non può che andare in carcere da Furio, è ovvio! In qualche modo che rimane ignoto allo spettatore, lei ottiene una visita a tu per tu col rude carcerato in un sudicissimo posto, poi si accoppiano per una decina di minuti. Tornata a casa spiega l’accaduto al fratello, che nel mentre si è messo una camicia orrenda, e pronuncia la battuta migliore del film in un rigurgito di sarde origini: “Sono confusa… perché mi è piaciuTTo”.
  • Nella seconda metà del film Bambola viene trombata, prima in carcere (“Volevo solo un baCCio!”), poi Furio esce (“Mi hanno rilasciato per buona condotta!” …) e se la ingroppa pure fuori. Tra una cosa e l’altra la picchia pure. Prima però tortura la sua nuova insopportabile capretta che fa dei versi indescrivibili per tutto il film, rendendo così la colonna sonora vagamente più interessante. Flavio, il fratello, si dichiara a Settimio, che, essendo stato violentato in carcere, è diventato per forza di cose gay.
  • La scena dell’anguilla che ha reso questo film (tristemente) noto. Furio sbatte Bambola sul lavello pieno di pezzi di anguille e ortaggi vari, la lecca e la maltratta un po’ e poi, prende un’anguilla e gliela infila lì. Momenti da “Oggi Pesca”. Dopo l’accaduto Valeria giace distesa circondata da anguille e pomodori.
  • Il momento più comico del film, ovvero l’inseguimento finale. Bambola riesce a scappare da Furio. Su un Ape-car. Lui la insegue correndo in accappatoio e sparandole. Ovviamente la povera Ape-car non reggerà più di tanto e rotolerà nel fiume. Bambola si fa foca monaca e naviga per un po’ e poi il film finisce in modo stupido.

Davanti a tutto ciò occorre inchinarsi. Anguilla o meno.

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