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FANTASTIC MR. FOX

2010, di Wes Anderson

Tratto da un libro di Roald Dahl, noto autore di libri per “bambini” (“Il GGG”, “Matilde”, “La Fabbrica di cioccolato”, “Le streghe”), “Fantastic Mr. Fox” è un film di animazione estremamente interessante sotto diversi aspetti. La trama innanzitutto. Il signor Fox vive con la moglie, il figlio disadattato Ash e il favorito nipote Kristofferson in una casa-albero. Mr. Fox non è più un astuto ladro di galline: si è “imborghesito” acconsentendo a uno stile di vita più sobrio e piatto, ha comprato una casa che non può nemmeno permettersi. Di fronte vivono tre temuti, grotteschi e ricchi fattori (Boggis, Bunce e Bean), allevatori e produttori di pollame, pathé e sidro. Mr. Fox non saprà trattenere la sua natura selvatica e li deruberà tutti e tre, scatenando una rappresaglia che metterà a rischio l’intera vita animale del posto.
Il film è realizzato con la tecnica dello stop-motion, che consiste nel filmare un fotogramma alla volta in modo da poter ricavare un’animazione accostando i frame in sequenza. E’ uno stile in realtà molto usato nel cinema alle sue origini: basti pensare a “Cabiria” (1914) di Pastrone, “King Kong” (1933) e a tutti i film di mostri che ne conseguono. Prima dell’era digitale (che ne determinò la morte, a parte qualche film trash della scuderia Corman e poco altro) si usava anche in produzioni ad alto budget ricche di effetti speciali (le cosiddette tecniche miste), un esempio su tutti sono alcune scene nella trilogia di “Star Wars” (1977-1983). Lo stop-motion è ritornato di moda nel 1993 grazie a “Nightmare before Christmas” di Tim Burton, anche se un ampio riutilizzo e perfezionamento della tecnica ricominciò a partire dagli anni 2000 (“Galline in fuga”, “Coraline”, “La sposa cadavere”). “Fantastic Mr. Fox” mantiene, a differenza dei titoli citati, uno stile unico e probabilmente irripetibile, fatto di primi piani intensi e veri, recitati. Lo stesso vale per il design delle ambientazioni che, essendo coloratissimo, vivace, infantile, ricorda vagamente i primi videoclip di Gondry (ad es. “Human behaviour” di Bjork).
Quello che rende speciale questo film è anche la regia e la sceneggiatura. Di solito i film di animazione non hanno una regia vera e propria, si limitano a mostrare la scena come una sorta di quadretto animato. Di solito il regista non è Wes Anderson. Da non confondere con Paul Thomas Anderson, Wes ha firmato almeno tre film tra i più interessanti del panorama statunitense: “I Tenenbaum”, “Le avventure acquatiche di Steve Zissou” e “Il treno per il Darjeeling”. Chi lo conosce ritroverà in “Fantastic Mr. Fox”  sia il suo stile inconfondibile (benchè sia la sua prima opera d’animazione) sia tutte le tematiche a lui care: il rapporto padre-figlio, lo scontro natura-cultura, la meditazione, il naif come stile di vita. Nella sceneggiatura Anderson è stato affiancato da Noah Baumbach, già co-sceneggiatore di “Le avventure acquatiche di Steve Zissou”, e regista di splendidi film indipendenti come “Il calamaro e la balena” e “Il matrimonio di mia sorella”. Questo già dovrebbe far capire quanto “Fantastic Mr. Fox” sia qualitativamente alto, ben confezionato e non solo per bambini (che non capiranno le battute più graffianti, i tempi, le tematiche e così via), configurandosi così come una perla per un pubblico ampio, indefinito, sicuramente intellettuale, alla stessa maniera dei “Peanuts”.
“Fantastic Mr. Fox” ha un’altra particolarità: è un film comunista. O forse è meglio dire anarco-comunista. Mr. Fox e i suoi disastratissimi amici derubano infatti i tre ricchi fattori, in una sorta di lotta di classe contro il Capitale. Non si tratta di teorie dietrologiche (come quella sui “Puffi”-soviet), lo stesso Wes Anderson lo ha affermato in tutte le interviste. Non c’era, tuttavia, bisogno di conferme: la scena più poetica e intensa del film è quella dell’incontro tra il lupo e Mr. Fox, che culminerà con un reciproco saluto col celebre pugno sollevato in aria. Le ideologie sono qui esposte in modo non fastidioso poichè naif: l’idea di un regista texano che fa un film così sfacciatamente comunista fa sorridere per la sua gioiosa e intrinseca ingenuità, però funziona. Questa anarchia bambinesca è, inoltre, propria dallo stesso Roald Dahl, che nei vari romanzi dimostra una vera e propria avversione verso l’autorità precostituita e una conseguente ribellione, basta leggere “Matilde”, “James e la pesca gigante” o “Le streghe” per capirlo.
Anderson è anche un fine intellettuale, “Fantastic Mr. Fox” è tutto giocato sull’accettazione sia delle varie diversità (in funzione di una coesione sociale-produttiva) sia della propria natura selvatica. Tutto ciò non può che riportare alla mente il famoso, e anch’esso sovversivo, “Walden” di Thoreau. In questa opera lo scrittore, autoconfinandosi nei boschi del Massachussetts, giunge alla conclusione che l’uomo vive meglio in una povertà rurale, lontano dalla morsa economista/stritolatrice della città, potendo così apprezzare le piccole gioie della vita.
Trattandosi comunque di un film, e Anderson non è di certo uno che risparmia in citazioni, si possono ritrovare in “Fantastic Mr. Fox” almeno due riferimenti ad altre opere cinematografiche. La prima che salta agli occhi è la sgangheratissima gang di Mr. Fox e i vari colpi alle fattorie, che non possono non ricordare “I soliti ignoti” di Mario Monicelli. La seconda, se possibile ancora più evidente, è la scena in salsa western ambientata nella cittadina, che è presa pari pari dall’inizio de “Il mucchio selvaggio” di Sam Peckinpah (esclusi scorpioni e formiche).
Wes Anderson è famoso anche per la funzione centrale della musica nei suoi film. In questo caso l’utilizzo è meno prepotente, ma dove si può trovare un altro film di animazione che come colonna sonora ha “I get around”, “Heroes and villains” e “Ol’ man river” dei Beach Boys e “Street fighting man” dei Rolling Stones?
Un’ultima considerazione su questo bellissimo film è il doppiaggio. In originale i personaggi sono doppiati da George Clooney, Meryl Streep, Bill Murray, Jason Schwartzman e Owen Wilson (questi ultimi tre abituali collaboratori di Anderson). In italiano, oltre alla saggia idea di mantenere il titolo originale, i doppiatori sono gli stessi per i rispettivi attori. Ottima scelta.

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