FARGOGR
FARGO

1996, di Joel Coen
con Frances McDormand, William H. Macy, Steve Buscemi, Peter Stormare

La sensazione che si ricava dopo ogni visione di un qualsiasi film dei fratelli Coen, oltre all’essere estremamente appagati, è che usino l’esasperazione come arma di distruzione. La distruzione è logicamente rivolta agli schemi del cinema americano. A tratti ricordano l’insegnamento che Orson Welles ha dato ne “La signora di Shanghai”: i produttori volevano un noir classicheggiante, Welles invece fece tagliare i capelli corti a Rita Hayworth ed esasperò i primi piani tanto da rendere i volti distorti e grotteschi. I Coen invece scrivono una storia qualsiasi e la destrutturano con battute, trovate registiche e, a volte, con una violenza quasi inaccettabile. In questo modo “Il grande Lebowski” diventa parodia de “Il grande sonno” di Howard Hawks mantenendone addirittura invariata la struttura, “L’uomo che non c’era” disfa e ricuce il noir classico in stile “La fiamma del peccato” e il recente “Non è un paese per vecchi” rivoluziona il genere western trasmutandolo in un horror grottesco e a tratti esistenziale.
“Fargo” rientra perfettamente in questa logica e in questo stile. E’ ambientato tra il Minnesota e in North Dakota, due stati del nord degli Stati Uniti, confinanti tra loro ma anche col Canada. La posizione geografia è centrale per la comprensione del film non solo perchè il titolo è il nome di una piccola località di provincia ma anche perchè definisce perfettamente l’ambientazione, e cioè un luogo freddo e insopitale fatto di immense pianure coperte di neve. Ad accentuare questa caratteristica nordica c’è il fatto che sia Minnesota che North Dakota hanno un altissimo tasso di emigranti di origine nord-europea, infatti tutti i personaggi del film si chiamano Lundegaard, Grimsrud, Gustafson, Gunderson. La storia è molto semplice, così come la regia che è insolitamente classica per i Coen ma perfettamente funzionale all’economia della sceneggiatura. Un marito bisognoso di soldi (William H. Macy) decide di far rapire sua moglie a due malviventi (Peter Stormare e Steve Buscemi) in modo da appropiarsi di una parte del riscatto che il ricco suocero dovrebbe pagare. Logicamente le cose non andranno in questo modo e prenderanno, anzi, una piega violentissima. Quali sono quindi le caratteristiche che fanno di questo film qualcosa di speciale? I personaggi. Come qualcuno ha già notato, nel cinema americano, ad esempio nel periodo classico ma anche ne ”Il silenzio degli innocenti”, i cattivi sono solitamente intelligentissimi e charmantes. In “Fargo” Buscemi e Stormare interpretano due completi idioti che agiscono d’impulso e sono tutt’altro che attraenti sotto ogni punto di vista. Persino il personaggio di William H. Macy, spinto dalla brama di denaro e dall’avarizia, non diverso dallo sgradevolissimo suocero anche se su due fronti diversi, è un personaggio misero, patetico e stupido. Uno dei pochi personaggi positivi del film è quello di Frances McDormand. Sempre nell’ottica della distruzione dei generi di cui si parlava prima il personaggio della McDormand ha due caratteristiche insolite e particolari. La prima è che, nonostante sia la protagonista, compaia circa mezz’ora dopo l’inizio della pellicola. La seconda, più eclatante, è che il suo personaggio è una detective incinta di sette mesi, cosa più unica che rara all’interno della cinematografia mondiale. Non solo: il suo personaggio non è brillante o straordinario, non sa nemmeno tutto quello che sa lo spettatore, tuttavia si muove all’interno della storia con una semplicità memorabile e soprattutto amabile.
“Fargo” è un classico semi-dimenticato degli anni Novanta che meriterebbe invece di essere ricordato e citato come pietra miliare.

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