Che ci sia qualcosa di profondamente disturbante, in “Dexter”, lo si capisce fin dalla sigla. Vengono mostrate, in sequenza, una serie di scene tipiche della routine mattutina (americana): carne, spremuta, caffè, rasatura, vestizione. Non ci sarebbe nulla di strano se il tutto non venisse mostrato in un’ottica particolareggiata, rallentata, chirurgica. I riferimenti al sangue e allo smembramento di corpi sono più che evidenti. Questo perchè Dexter Morgan, che dà anche il titolo alla serie, è un serial killer. Il suo lavoro principale, o meglio di copertura, è l’ematologo (ossia una branca della polizia scientifica che si occupa di analizzare tracce e schizzi di sangue sulla scena del crimine e in laboratorio). Dexter non uccide indiscriminatamente: usa un codice (insegnatogli da suo padre Harry), che in sostanza consiste nell’eliminare altri assassini, in parole povere i “cattivi”. Ed è qui che il personaggio diventa complesso e interessante proprio per via delle derive morali.

Moralità e ateismo applicato
La pena di morte è tuttora in vigore in molti stati degli USA, e quindi “Dexter”, a livello superficiale, riflette una realtà del mondo contemporaneo statunitense (a differenza delle scialbe serie tv italiane che esprimono aspetti culturali socio/culturali quali il nulla e il niente). In realtà si tratta di un’ottica non completamente giusta e focalizzata, se così fosse “Dexter” sarebbe bieca propaganda repubblicana. Ciò si può capire prendendo in esame uno stato come il Texas, che ha il più alto numero di esecuzioni degli Stati Uniti, nonchè un altrettanto ammontare di contestazioni di pene eseguite ingiustamente. In poche parole: è un sistema che non funziona perchè non garantisce al cento per cento la certezza della colpa, ma solo l’applicazione della pena. In “Dexter” non esiste questo margine di errore, lui rimedia dove la giustizia fallisce, indaga, accerta ed esegue come nel metodo scientifico. Quello che rende ancora più solida questa filosofia, perchè di questo si tratta, è che Dexter Morgan è dichiaratamente ateo (cosa peraltro insolita nella serialità televisiva). L’abolizione della pena di morte è un processo storico iniziato per via di un’identificazione con la figura di Cristo, il martirio, che secondo la tradizione è la vittima più illustre di questo sistema. Rifiutando una concezione religiosa della vita è piuttosto chiaro (per quanto inaccettabile secondo la morale comune) che l’uomo cerchi vie alternative: abolire la pena di morte è rimandare tutto al giudizio del Creatore, altimenti se Dio non c’è è meglio sbrigarsela qui. Questo concetto a-cristiano è ampiamente illustrato in “Dogville” di Lars von Trier, specialmente in questo dialogo tra Grace e il padre:

Grace: E così sono arrogante, sono arrogante perché perdono le persone
Padre: Mio dio. Non vedi quanto, quanto sussiego c’è in te quando dici così. Tu hai questo preconcetto assurdo: che nessuno, ascolta, che nessuno possa assolutamente avere lo stesso alto livello etico che hai tu. Così esoneri tutti. Non riesco a pensare a un’altra cosa più arrogante di questa. Tu, la mia cara figlia, perdoni gli altri con delle scuse che poi mai al mondo permetteresti a te stessa
Grace: Perché non dovrei essere clemente? Perché?
Padre: No, no, no. Dovresti essere clemente quando è il momento di essere clemente. Beh devi mantenerti sul tuo livello. Devi questo alla gente. La pena che tu meriti per le tue trasgressioni loro la meritano per le loro trasgressioni

E’ esattamente questa l’ambiguità morale che viene perfettamente messa in scena in “Dexter”, che non appare forzato se lo spettatore è disposto a mettere in gioco la propria concezione della vita (per un europeo sarà molto molto più difficile).

Derivazioni letterarie e fumetti
Nonostante il livello della serie tv sia molto alto per i motivi già detti, “Dexter” ha anche una matrice letteraria/fumettistica non sottovalutabile nella fruizione dell’opera. In una puntata della prima stagione Dexter usa come pseudonimo Patrick Bateman, che è il serial killer protagonista del bellissimo “American psycho” di Breat Easton Ellis. Questa però è una citazione fine a se stessa, non ci sono reali somiglianze tra lui e Bateman, che è chiaramente un personaggio allegorico contestualizzato nella realtà yuppie degli anni Ottanta. Le varie trame che fungono da filo conduttore per ogni stagione (solitamente la ricerca di un serial killer) somigliano di più a quel fenomeno letterario molto in voga negli anni Novanta che è appunto il genere thriller/horror. Patricia Cornwell, Jeffrey Deaver e Kathy Reichs sono i principali esponenti di quel modo di scrivere, che spesso si concentra su indagini di tipo scientifico, molto sangue, colpi di scena finali eclatanti (in totale opposizione alla compostezza dei gialli classici). Inutile dire che tutto ciò funziona benissimo in tv e un po’ meno come letteratura, che ormai è giustamente quella tipica “da ombrellone”.
“Dexter” può ricordare anche i vari film del filone “Giustiziere della notte”, anche se non è completamente esatto. Il personaggio ha più cose in comune con i supereroi classici dei fumetti. Più che Superman o Spiderman è più un Batman. Inutile dire che negli ultimi tempi i supereroi sono stati ampiamente ripresi, rivalutati e stravolti, spesso arricchiti di caratteristiche umane e psicanalitiche, noir, morali. Ed è proprio in questo contesto post-superomistico che Dexter Morgan viene creato e sviluppato.

La morte del padre come inizio della Storia
Un’altra cosa molto interessante di “Dexter”, ma che in realtà si può estendere a moltissimi show televisivi americani, è la morte del padre. Il decesso paterno, e la conseguente assenza, è un tema troppo ricorrente per non essere importante. Serie tv come “Six feet under” (anche questa con Michael C. Hall tra i protagonisti, tanto per apprezzarne la versatilità e straordinarietà come attore), “Brothers & Sisters”, “Weeds”, “Mad men”, “I Soprano” hanno tutte questa caratteristica. Anche in “Dexter” l’assenza del padre che ha fatto le regole e tiene le redini creerà numerosi ripensamenti, sia sulla sua figura come essere umano, sia per la validità degli insegnamenti ricevuti. Il padre, in queste storie, riappare spesso sotto forma di ricordo, di visione, di coscienza spesso critica. E’ quasi sempre una figura guardata con un distaccato affetto, non priva di ambiguità e segreti oscuri. Spesso contestata. Una rappresentazione della Nuova America che abbandona gli ideali dei Padri Fondatori, li assimila ma non li accetta, e va avanti per la propria strada. Non c’è mai una redenzione vera e propria, è solo quel LA che dà inizio a tutta la storia, appunto il Nuovo Corso.

Per tutti questi motivi “Dexter” è una serie tv tra le più importanti in onda in questo periodo, e non perde un solo colpo in nessuna puntata mantenendo la qualità pressochè invariata in tutte le stagioni. Non manca neppure l’intrattenimento che è una cosa che ogni show televisivo dovrebbe dare. E poi è sempre divertente perdersi nel labirintico gioco di una serie tv su un killer seriale che uccide i serial killer.

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