L’ultima volta che ho parlato di libri, ho “recensito” un buon romanzo e un romanzo davvero mediocre ma modaiolo. In questa occasione voglio parlare di un romanzo che, per me, è un capolavoro.
Non sarò oggettivo con “Revolutionary road”, perchè questo è, senza ombra di dubbio, uno dei romanzi più belli che abbia mai letto. Sicuramente ai primi quattro posti (se la gioca con “Gita al faro”, “Glamorama” e “American psycho”). Il libro è degli anni Sessanta, ma da noi è stato pubblicato nel 2003 dalla sempre ottima Minimum fax. Yates è dio, e questo è il suo romanzo d’esordio. Persino il suo punto di vista è divino, nel senso che si ha la sensazione di vedere il disfacimento di Frank e April Wheeler dall’alto. Non solo, Yates descrive tutto con una precisione entomologica senza essere prolisso. D’altra parte Yates è stato lo scrittore che ha ispirato Carver (maestro del minimalismo da me molto amato). Frank e April sono una giovane coppia americana degli anni Cinquanta. Vivono in un quartiere residenziale che detestano, soffocati dal dilagante conformismo ma anche dalla voglia di autoaffermarsi. La loro infelicità e il loro sentirsi anticonformisti li porta a progettare una vita in Europa, ma non tutto andrà come previsto e le conseguenze saranno devastanti. Cosa c’è, quindi, di unico? Yates descrive ogni singolo gesto dei due protagonisti, a volte con uno stile cinematografico piuttosto sorprendente, come se a muoversi e a inquadrare fosse una telecamera, a volte con dialoghi asciutti, secchi, variando spesso i punti di vista. Riesce a far sentire perfettamente la sensazione di mediocrità, di piccolezza, di soffocamento. E’ un romanzo che tratta di bovarismi ma in modo lucido, per nulla romantico, anzi cruento e atroce dal punto di vista psicologico. Tennessee Williams diceva di “Revolutionary road”: “Se nella letteratura americana moderna ci vuole qualcos’altro per fare un capolavoro, non saprei dire cosa”. Detto da lui, mi spiace, ma mi sa che bisogna fidarsi. A gennaio uscirà il film diretto da Sam Mendes, regista di “American beauty”, con Leonardo Di Caprio e Kate Winslet. Il fatto che sia diretto da Mendes è quasi una granzia e il trailer fa ben sperare, alcune scene sono immediatamente riconducibili al libro, e il sottofondo di ”Wild is the wind” cantata da Nina Simone fa la differenza. Da leggere prima di vedere il film, ma soprattutto da leggere e basta, perchè è un’opera più unica che rara.

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