Inizierò questa “rubrica”, che ormai terrò mensilmente finchè ne avrò voglia, parlando di Mike Bongiorno. Occorre fare una piccola premessa, e, purtroppo per voi, questa volta mi tocca di essere pesante. In fondo lo sapete che mi piace. Poco fa ho guardato una decina di minuti dell’imperdibile puntata di “Matrix” dedicata a Mike Bongiorno. Ovviamente se non c’è un assassinio efferato o un extracomunitario da lapidare è quasi d’obbligo dedicare una puntata intera a un personaggio qualsiasi della nostra amata tv. Mi è tornato alla mente che Umberto Eco scrisse un famoso saggio, intitolato “Fenomenologia di Mike Bongiorno”, poi pubblicato nel suo acclamato “Diario minimo”. Non avevo nessuna voglia di mettermi a copiare l’estratto direttamente dal libro, così ho optato per utilizzare il sito www.filosofico.net. Non c’è che dire, internet è la risoluzione per noi accidiosi. Comunque la parte che mi interessava è la seguente:
“Il caso più vistoso di riduzione del superman all’everyman lo abbiamo in Italia nella figura di Mike Bongiorno e nella storia della sua      fortuna. […] quest’uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta. […] Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. […] In compenso Mike Bongiorno dimostra sincera e primitiva ammirazione per colui che sa. […] professa una stima e una fiducia illimitata verso l’esperto. […] Mike Bongiorno parla un basic italian. Il suo discorso realizza il massimo di semplicità. Abolisce i congiuntivi, le proposizioni subordinate, riesce quasi a rendere invisibile la dimensione sintassi. Evita i pronomi, ripetendo sempre per esteso il soggetto, impiega un numero stragrande di punti fermi. […] Non è necessario fare alcuno sforzo per capirlo. Qualsiasi spettatore avverte che, all’occasione, egli potrebbe essere più fecondo di lui. […] Mike Bongiorno è privo del senso dell’umorismo. Ride perché è contento della realtà, non perché sia capace di deformare la realtà. Gli sfugge la natura del paradosso […] Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti”.
Cosa aggiungere oltre al fatto che “Matrix” ha deciso di trasmettere per la milionesima volta la lite di Mike con Sgarbi avvenuta nel Mesozoico? Non che io provi particolare simpatia per il rissoso critico d’arte, ma quando urla a Mike “L’ignoranza è una colpa!”, beh, non posso che dargli ragione. Gli ospiti in studio, ossia noti opinionisti sconosciuti, lasciavano bava come lumache di campagna al cospetto del presentatore. Oltretutto mi son sempre chiesto perchè sia lui che la Mondaini si ostinino a diventare marroni di lampade. Ma arriviamo al post vero e proprio.
 
1) Qualche tempo fa ho avuto la malaugurata idea di guardare “Ciao Darwin”, la puntata in questione si basava sulla sfida tra donne bianche e donne di colore. E già stendiamo un velo pietoso sul razzismo intrinseco che questa divisione comporta. Al momento del viaggio indietro nel tempo, per scoprire gli abissi dell’ignoranza italiana, vengono sorteggiate due tizie. Mi soffermo su quella di colore. Era un tipetto basso, tarchiato, molto fine nella sua maglia di paillettes rossa che arrivava ad altezza ginocchio. Era anche abbastanza in carne da farmi supporre che avesse un’orbita gravitazionale tutta sua. Insomma, il viaggio nella “memoria storica” si basava sulla presa di Porta Pia. Al momento di sfondare la porta, una torcia sfiora il tipo vestito da papa facendogli quasi prender fuoco, con mia somma ilarità. Almeno il programma sarebbe stato cancellato per antivaticanismo, prendendo così due piccioni con una fava. La tizia di colore, successivamente, viene invitata a suonare una tromba, non riuscendoci ha esclamato “Non tromba!”, ingegnoso doppiosenso che ha fatto ridere fragorosamente i palati più fini tra il selezionatissimo pubblico di “Ciao Darwin”. Finito questo scempio, Bonolis faceva mimare a Laurenti uno pseudo-documentario sugli Inca. E anche qua si è arrivati al momento del doppiosenso con la parola “pampaculo”. Gli autori mi sorprendono sempre di più con la loro sofisticatezza. Ma la ciliegina sulla torta sono state le donne di colore che ballavano praticamente nude su un ritmo caraibico e gli allupati del pubblico che le osservavano con dei binocoli, come guardoni di quart’ordine. Tutto ciò mi fa giungere alla conclusione che le donne di colore son passate dal raccogliere il cotone mentre venivano frustate dai loro padroni bianchi a mostrare il culo in tv. Questa sì che è emancipazione!
2) Non posso non dedicare due righe a quel meraviglioso contenitore di spazzatura nauseabonda che è “Buona domenica”. E’ un po’ come un thriller raffinato: ti porta ad arrivare a certe conclusioni, ma alla fine è molto molto peggio. In quella puntata c’era una medium che doveva indovinare il cantante di una canzone secondo un regolamento perverso e ai più sconosciuto, anche se, consultando gli archivi segreti del Vaticano, ne si può trovare traccia nella parte omessa del Terzo Segreto di Fatima. Anche lei un tipettino fine: sembrava una Dolly Parton esplosa, con un’ampia cotonatura bionda, vestito rosso della Standa e collana blu di autentica plastica del Bangladesh. A un certo punto si mette ad ansimare, tipo orgasmo, su “Je t’aime moi non plus”, gridando come una forsennata “Bob Marley! Bob Marley!”. Paola Perego, dall’alto della sua somma sapienza, ha voluto congratularsi: “E’ incredibile! Brava! E’ un classico di Bob Marley!”. Peccato che la canzone sia in francese e l’autore nonchè cantante del pezzo sia un certo Serge Gainsbourg.
3) Come non segnalare la presenza di Moira Orfei a “Domenica In”? Evidentemente vuole sembrare sempre la più grottesca, e in questa apparizione sembrava gonfiata ad elio. Il trucco poi era praticamente spalmato sulla “faccia” tipo Philadelfia sui crostini. Ma la cosa ancora più inquietante è che subito dopo la Orfei è apparsa Anna Tatangelo per promuovere la sua nuova canzone piatta e inutile. Ho fatto un po’ fatica a riconoscerla, era truccata esattamente come Moira Orfei. Evidentemente il truccatore tra una dark room e un margarita di troppo è rimasto un po’ frastornato.
4) Concludiamo in bellezza con il nuovo documentario di punta di La7. Ossia “Prehistoric park”. Dovrebbe essere una sorta di finto documentario dove un tizio che sembra un pescatore di Aci Trezza va a recuperare dinosauri nella preistoria per salvarli dall’esinzione portandoli nel nostro presente. Idea nuovissima tra l’altro, complimenti. Questo tipo parla a vanvera per minuti e minuti rivolgendosi a un punto qualsiasi fuori dallo schermo, un po’ come quei matti che parlano da soli sugli autobus (ma senza la stessa dignità). A un certo punto saltano fuori dei dinosauri simili a degli struzzi e lui ha la folgorante idea di catturarne uno con l’ausilio di un calzino. Un genio insomma. Poi arrivano i tirannosauri e cercano di mangiarlo, cosa che non mi sarebbe dispiaciuta. La cosa più terrificante è la computer grafica che hanno utilizzato per fare i dinosauri: è degna del Nintendo del 1983.
Fortuna che stasera, a sollevarmi il morale, ci son state le visioni de “Il processo” di Orson Welles e “Testimone d’accusa” di Billy Wilder. Sono un’alternativa sempre piacevole alla tv e fanno sembrare, messi così per ultimi, un po’ meno inutile questo lunghissimo sermone

Condividi sui social: