Quasi sembro un teledipendente. Eppure non lo sono per niente. Però nella giornata di ieri  mi è capitato di vedere per ben tre volte la televisione e di rimanere esterrefatto per tutte le tre volte consecutive. Lo so, trovo sempre una giustificazione per pararmi il proverbiale sedere, ma noi ipocriti siamo fatti così.
Ma cominciamo dal principio. Con mio grande rammarico mia zia, una donna di profonda e ammirata cultura, stava cucinando qualcosa col suo fedele Harmony sottobraccio, quasi fossero un essere bicefalo (anche se continuo a domandarmi in quale delle due “teste” risieda il cervello). A un certo punto ha pronunciato l’inevitabile formula magica, dagli oscuri significati esoterici (forse cabalistici, boh, non so): “Accenderesti la tv che c’è ‘Forum’?”.
1) Ho acceso il temuto apparecchio e mi si è presentato davanti uno spettacolo a dir poco unico. La causa, presieduta da un
simil-Santi Licheri giovanile e napoletano (un’ottantina d’anni, più o meno), trattava la problematica utilissima, scottante e socialmente utile dei cannoli siciliani. Una donna aveva portato in causa un pasticcere perchè sosteneva che gli aveva venduto dei cannelloni siciliani che non erano troppo siciliani nella composizione degli ingredienti. Partendo dal presupposto che la causa in questione sia vera (e quindi dovremmo tutti credere nel mostro di Lochness, nell’infallibilità papale, nelle tette non rifatte di Sofia Loren) io credo sia giusto soffermarsi un attimo sulla psicologia del personaggio della signora. Innanzitutto pare che questa signora, per sua stessa ammissione, si sia messa ad attacar briga anche all’estero per un dolce farcito alla nutella che nutella non era. Sbandierava come un’ossessa l’importanza dei prodotti nazionali, neanche fosse la Prosperini dei dolciumi. Già me la immagino, nella sua vita tremendamente affacendata, seduta davanti alla televisione a ingozzarsi e sbrodolarsi davanti a “Porta a porta” o, perchè no, “Forum”, cercando di diventare il più simile possibile a una vacca da fiera. Concludo questa prima parte dicendo che sia i due disputanti che i vari intellettuali presenti alla trasmissione, rappresentati dalle argute argomentazioni dell’infallibile Rita Dalla Chiesa, hanno ripetuto almeno ducento volte l’espressione “cannoli siciliani”, come se l’italiano fosse una lingua senza sinonimi o abbreviazioni simili alla suddetta espressione.
2) Verso le ore 18.00  F. mi ha avvisato che stava per iniziare il telegiornale preferito di ogni pornomane cinofilo col vizio della lacrima facile, “Studio aperto”. Il porno-drammagiornale è cominciato con cinque servizi distinti di cronaca più o meno nera, tutti si concludevano con dichiarazioni del tipo “Fermati degli stranieri”, “Extracomunitari implicati nel caso”, “Pare che gli aggressori avessero un accento dell’Est” e “Non se ne può più, gli extracomunitari usano il retro delle cabine telefoniche come latrine”. Studio Aperto (a.k.a. “Il rotocalco di ‘Spongebob squarepants'”) sposta quasi mensilmente l’attenzione del suo tele-occhio su cinesi, coreani, musulmani, rom e così via. Da fonti semi-ufficiali mi è giunta la notizia che il nome di ogni etnia è stato affisso ad una grossa ruota colorata e che la redazione inciti il giornalista che deve fare il servizio al grido di “Gira la ruota, girala-a-a”. Ma la parte più interessante deve ancora arrivare, e cioè dopo le tragedie il meritato tette-time. Questa volta però, con mio sommo stupore, non hanno mostrato seni abbondanti e bagnati o seni intravisti nell’ultima esaltante edizione di Miss Maglietta Bagnata. Bensì un lunghissimo servizio sui culi femminili. La regia ha avuto un tocco e una delicatezza sorprendente pescando immagini di repertorio da backstage di calendari, foto e internet, e indugiando sulla parte del corpo che ho già nominato prima. La “giornalista”, che essendo la fautrice di sesso femminile del servizio è sicuramente un’esponente del famoso movimento “Trent’anni di femminismo buttati nel cesso”, ha voluto concludere il servizio con una sagace e quanto mai arguta battuta: “In questo gioco non si può certo dire di essere una s-chiappa!”. Qui “Studio”, a voi il verdetto.
3) Giunta sera io e F. eravamo troppo stanchi per fare alcunchè di ipegnativo, così abbiamo deciso di accendere la tv e ci è comparsa l’idilliaca e soave immagine di Maria De Filippi. Vestita come se dovesse andare a raccogliere le fragole con Nilla Pizzi e Orietta Berti, ha fatto entrare nello studio del suo dramma-fai-da-te (C’è posta per te) una coppia di poco più di sessant’anni. L’attenzione che io avevo per la storia dei due coniugi era pari a quella che porto per i Linex Seta Ultra, quindi ammetto la mia mancanza di preparazione a riguardo. Quello che posso riportare con esattezza è che la loro figlia Pasqualina non gli parlava più da diversi anni. Con un nome del genere non si può certo biasimarla. Al momento del filmato della consegna della famigerata busta alla sfortunata figliola uno spettacolo raccapricciante è comparso davanti ai miei occhi. Pasqualina aveva tutta l’aria di aver traversato l’Oceano Pacifico a nuoto, andata e ritorno. Con due bande di capelli bianchi ai lati da far invidia a una Crudelia Demon proletaria e una fitta rete di rughe in stile Cher senza chirurgo plastico domiciliare. Insomma, sembrava molto più vecchia di sua madre. La madre, appena terminata la visione del filmato è scoppiata in pianto senza fine, e quasi temevo che lo studio si allagasse e spuntasse Alice urlando “Capitan Libeccio! Capitan Libeccio!”. Tra singhiozzi esasperati e senza pace alla donna sono arrivati telepaticamente tutti i pensieri degli incauti telespettatori e ha commentato: “Sembra ‘na vecchia!”.
Così si è conclusa la mia giornata, che ha sicuramente aggiunto un tassello importante nella mia malaugurata esistenza. Come se non fosse bastato che il cane mi abbia fatto dormire quattro ore. E sì, lo so, il post è un po’ lungo.

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