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[22:09] <solitarium> cooling secondo te in sauna
trovo il fidanzato? 06/06/08 h.15.16 Portraits #1: Russki things Quando sono tornato a casa la porta ha faticato ad aprisi sbattendo lievemente contro qualcosa. Era un aspirapolvere abbandonato, così, in mezzo al corridoio. Immediatamente ho realizzato di cosa si trattasse. Varcata la soglia dell'ingresso mi sono affacciato sulla cucina, che si trova sulla destra. E' dipinta di giallo, in stile anni Cinquanta. E' una cucina adatta per cucinare, ma ne io ne mia madre siamo capaci. In realtà ogni stanza della mia casa ha uno stile diverso. La mia domestica, L., viene solitamente il martedì e il venerdì, ed era in piedi senza pantaloni. Si stava cambiando. Ha esclamato un "Oh!" imbarazzato. Io non ci ho fatto caso, ho proseguito per la mia stanza un po' divertito e mi sono cambiato. Subito dopo sono rientrato in cucina, i pantaloni però ce li aveva. L.: "Hai una sigaretta? Io no comprare, dimenticata" DG: "Certo". Le porgo una delle mie, che sono Davidoff bianche. Il colore del filtro è uniforme al resto della sigaretta, sono un po' leziose ma mi piacciono molto. L. di solito fuma una marca di sigarette sempre bianche, ma che hanno un gusto tremendo. Sinceramente non so come faccia, e infatti quando me ne offre una rifiuto sempre cortesemente. A meno che non sia senza da parecchio tempo. L.: "Io e V. andati al mare scorsa settimana" DG: "Davvero? Non pioveva?" V. è il suo fidanzato, un uomo su cinquantacinque anni piuttosto attraente. Fa la guardia giurata e ha un viso che ispira fiducia. E' un po' silenzioso, non magrissimo ma in forma, i capelli castani e folti. Lo vidi una volta assieme a L. venuta in casa mia per portarmi l'aspirapolvere che, come s'è visto, era sdraiata in mezzo al corridoio. L. è una bella donna sui cinquantacinque anni, sul metro e settantacinque, bionda. Nonostante lei si veda grassa ha un bel fisico, tenuto, e un seno abbondante. Gli occhi sono piccoli, un po' distanti, azzurri e intelligenti. La bocca è larga e quando sorride rivela una cuspide. Difetto che avevo anche io, in misura molto minore, ma che ho fatto correggere per semplice vezzo. Ai lati della bocca ha due lunghe e profonde rughe di espressione che mi turbano un po'. E' sintomo di una vita emotiva, fatta di sorrisi e pianti. L. lavora in casa nostra da un anno e mezzo, è veloce e ordinata, spesso è persino sorprendente. Le rare volte che penso a una faccenda che dovrebbe essere sbrigata, L. l'ha già fatta. Io ed L. ci siamo presi da subito, e io ho sempre cercato di non farla sentire una subordinata: il risultato è che chiacchieriamo spesso. Ho sempre avuto in antipatia la subordinazione. O, più probabilmente, sono stato molto più interessato a lei. L.: "No, nuvole. Io infatti abbronzare" DG: "Ho notato infatti, sei scurissima" L.: "Noi andare a Lido di Classe, spiaggia gay" DG: "Ah, sì?" L.: "Sì, noi stare sempre con coppia gay, molto simpatici, molto carine persone" DG: "Mi sembra una bella cosa" L.: "Loro coppia da tanti anni. Stare spiaggia gay dove ci sono familie. Gay e familie, ma tutto bene. Andare anche anno scorso" DG: "E' bello come posto?" L.: "Sì, sì c'è mare. Noi giocare sempre rachetoni con loro. Io diverte! Loro insieme tanti anni i cane molto bello" DG: "Hanno un cane dici?" L.: "Sì, cane. Lui grosso come Olia, volere bene". 'Olia' è il nome della mia boxer storpiato dalla sua pronuncia russa. In realtà si chiamerebbe 'Holly', ma da quando L. si è messa a chiamarla così è diventato il suo soprannome ufficiale. Io per un po' taccio, non sapendo effettivamente cosa dire. Ma d'altra parte una conversazione è fatta anche di silenzi. Io ho ricavato più cose interessanti coi miei silenzi studiati che cercando di dire cose intelligenti. L.:"Io mi trovare bene con ragazzi gay. Loro brave persone" DG: "Lo spero..." L.: "Anno scorso due andare a fare brutte cose mare. Però amici bravi, loro arabiati i fare uscire, anche famiglie stare spiaggia" DG: "Beh, han fatto bene. Ma non c'entra che fossero gay..." L.: "No, no. Questo come se io i V. fatto. O due donne." DG: "Chiaro" L.: "Gay brave persone. No mi piace quando trucca. Mi no piace, no" Ho sempre trovato sorprendente questa sua apertura mentale, e a torto. Chissà perchè noi abbiamo il segreto pregiudizio che gli ignoranti siano sempre gli altri, quando in casa nostra c'è gente molto peggiore. L. è laureata a San Pietroburgo in economia e in fisioterapia. Avere una laurea all'università di San Pietroburgo è come dire Oxford, per dare un'idea del prestigio. Fino a qualche anno fa gestiva un negozio di elettrodomestici di due piani. Una mattina si è svegliata e il suo conto in banca era completamente prosciugato. In Russia questo genere di cose accade continuamente. L. ha quattro figli, e, per mantenerli, è venuta in Italia a fare le pulizie. Una volta mi spiegò che dall'Austria ci vogliono diciotto ore, io pensavo fosse poco, e ho ancora qualche dubbio che sia così vicino. In ogni caso lei va a trovare i suoi figli una volta ogni due anni, e cioè appena può. La sua correttezza, o meglio, la sua santità, perchè di santità si tratta, è disarmante. Potrebbe tranquillamente sposare il suo compagno e vivere tranquilla, invece preferisce lavorare ed essere indipendente. Come tutti i russi, perchè anche se è nata in Ucraina è comunque una ex cittadina dell'URSS, L. è di sangue misto. Suo padre era tedesco, infatti ha un cognome inconfondibilmente germanico, e la madre era polacca. In comune ai polacchi L. ha di essere molto religiosa. L.: "Io credere Madonna, Gesù, santi. Non andare messa però" DG: "Beh sai bene che io non credo... Ma voi non siete protestanti?" L.: "Noi ortodossi. 'Ortodossi' giusto dire?" DG: "Sì, sì" L.: "Mi no piace preti. Cattive persone. Loro pensa solo soldi" DG: "Beh anche Dostoevskij era, in un certo senso, religioso. Ma non aveva simpatia per i preti" L. è giustamente fiera della letteratura russa. Appena seppe che stavo leggendo 'Delitto e castigo' mi portò una copia de 'L'idiota' e di 'Anna Karenina'. Io e lei parliamo spesso di letteratura russa, e mi svela sempre un sacco di aneddoti a noi sconosciuti. L.: "Dostoevskij grosso scritore. Lui pazzo. Tolstoj invece brava persona" DG: "Ah sì?" L.: "Lui andare sempre in giro per Moskwa i stare con barboni, ubriachi" L. non parla benissimo l'italiano ma si esprime molto bene. Riesce a farsi capire e ha un dono della sintesi che neanche io credo di avere. Quando non le viene una parola, e le capita abbastanza spesso anche per via della stanchezza, sbatte ripetutamente i palmi delle mani contro le tempie fino all'affiorare della parola. Le questioni del linguaggio sono estremamente complesse. Quasi quanto la sua forza e la sua voglia di vivere. Il primo marito si è suicidato per delle questioni di debiti. Non mi sono mai sentito di approfondire. Il secondo invece, beh, era un donnaiolo. Lei, in tutta la sua statura e la sua fierezza di donna russa matura, ha continuato imperturbabile per la sua strada. Non so se sia la fede o l'abitudine alla sofferenza ad averla resa così ottimista. Il nostro vivere in una società così agiata, così monotona e piena di falsi problemi ci ha probabilmente fatto perdere la strada. A una trentina di ore da noi circa, la gente lotta per sopravvivere e magari lascia tutto, noi ci disperiamo se non riusciamo ad avere un paio di pantaloni di Armani. Proseguimmo nel nostro discorso, e io salto di palo in frasca talmente spesso che non so come faccia a seguirmi. Eppure ce la fa. DG: "...oh sì, da noi le donne vivono parecchio. Più di ottant'anni" L.: "Tanto! Noi meno, settantacinque anni come" DG: "Strano pensavo di più. Beh c'è anche da dire che i russi bevono molto..." L.: "Mamma mia... Troppo bere. No solo quello però. Tante malattie dopo Černobyl'" Ogni volta che nomina Černobyl' un'ombra veloce le passa sul viso. Lei era là, e una volta mi raccontò di quando vide la gigantesca nube che avanzava per le strade. E di come non si potesse uscire di casa. A volte i suoi aneddoti sono altrettanto cupi. Come quello riguardante Stalin. Quando usciva in pubblico lui poteva scegliere una donna a caso tra la folla, farsela portare con la forza e violentarla. Logicamente nessuno poteva opporsi. Da quel che mi ha detto, dopo un po' smisero di far uscire le donne. Non so quanto ci sia di vero, anche perchè è una storia a lei riferita. Ma è talmente terribile da essere probabilmente vera, se non peggiore. Così ho deciso di virare verso un argomento più leggero. DG: "Come si fa il bolsh?" L.: "Boršè? Zuppa carne, mi no piace, troppo grassa. Pesante come" DG: "E che ti piace cucinare, quindi?" L.: "Io fare bene golubzi. Riso, carne, poi girare come roll" DG: "Deve essere buono, io adoro il riso" L.: "Prossima volta fare, io portare" DG: "Grazie" In realtà il mio 'Grazie' non ha reso minimamente la sincera gratitudine per uno scambio così generoso. E così disinteressato. A volte torno a casa e trovo, dopo il suo passaggio, sei o sette caramelle alla menta sulla scrivania. Quasi fosse un segno infantile ma allo stesso tempo materno. Un suggellamento di un patto che non abbiamo mai fatto. Solo qualche lunga e occasionale conversazione. No, 'Grazie' non basta davvero. 03/06/08 h.16.20 All the pain was worth it Qualche news. Anzi, una. Poco tempo fa mi hanno pubblicato un articolo su una rivista universitaria a diffusione nazionale, tra l'altro parecchio prestigiosa. La rivista è gratuita e potete trovarla in tutte le biblioteche universitarie e i caffè universitari d'Italia. Per i più pigri, si può leggere anche cliccando qui (il mio articolo è a pagina ventisei). Per quanto riguarda i racconti, dopo una cosa atroce come "Gettar via la chiave" ho intenzione di scrivere un racconto completamente ironico. Penso che sarà qualcosa sul genere de "Il delitto di lord Arthur Savile" di Wilde, ma non voglio dire altro. E poi non dite che mi ripeto. Quello dopo invece, temo che sarà una cosa totalmente nuova, ma ho bisogno di documentarmi un po'. Non dico altro. Consiglio I: andate a vedere "Il divo". A me Sorrentino non ha mai deluso, ma questo è davvero superlativo. Poi può anche darsi che lo recensisca, appena mi torna la voglia. Consiglio II: recuperatevi "Musica per camaleonti" di Truman Capote, ogni old fashioned fag dovrebbe averlo letto. E soprattutto è così che si scrive. Non tutti però possono farlo. Grazie a dio. 01/06/08 h.13.45 Pregnancy Ebbene, non scrivo più su questo sito da più di un mese ormai. Infatti maggio l'ho completamente saltato. Necessitavo di una pausa. D'altra parte non avevo voglia di scrivere, o meglio, stavo preparando dell'altro. E poi volevo tornare ad aggiornare il sito con un nuovo racconto. Da quando ho scritto "Boredom", mi frullava in testa una certa idea. La scrissi subito, vennero fuori quattro pagine. Le trovavo, però, un po' senza anima e soprattutto autocompiaciute. Quindi rimasero in stand by. Poi mi venne in mente l'idea di riutilizzare quel che avevo scritto, spezzetarlo e rimontarlo in modo originale. Il racconto doveva intitolarsi "Biomechanic". Poi ho, ovviamente, cambiato idea. Ieri sera ho scartato tutto quello che avevo scritto. L'ho cancellato. Ho riscritto tutto da capo in sei ore. Il "nuovo" racconto si intitola "Gettar via la chiave", mi sembrava un titolo originale e insolito. Comunque ha, almeno, un senso. E' tremendamente lungo, e sinceramente non so se questa gestazione così travagliata abbia giovato o nuociuto al nascituro. Comunque non spetta a me decidere. Avevo anche pensato di giocare con la struttura della storia, cioè inserire i vari pezzi in ordine casuale, invece ho preferito una struttura molto più lineare, per quanto possibile. Per leggerlo basta cliccare su "Writings" oppure direttamente qui. |