E’ uscito oggi l’ep di Antony & the Johnsons, “Another world”. Per chi non lo sapesse un EP, che sta per Extended Play, è un mini album. C’era concretamente il rischio che Antony ripetesse, musicalmente parlando, il successo del precedente album “I am a bird now”. “I am a bird now” è un grandissimo album, ormai diventato un classico, però di certo non brilla a livello di arrangiamenti. Sebbene sia un capolavoro è più teso verso l’intimistico e su dei suoni semplicissimi. Antony & the Johnsons li vidi live nel luglio del 2007 in piazza Santo Stefano. Fu un concerto magnifico, pieno di anima e non c’era una sola persona che non fosse commossa. Antony è senza dubbio una delle più grandi voci di sempre. Quest’anno Antony è uscito anche con uno stranissimo progetto disco-music, uno dei migliori album dell’anno, con gli Hercules and love affair, dove canta in cinque canzoni su dieci, tra cui nella hit “Blind”. Bene, anche l’ep “Another world” può tranquillamente essere in lista tra le dieci grandi uscite del 2008. Qua non si sta parlando di un piccolo capolavoro, ma di un grande, grandissimo risultato in cinque sole canzoni. Persino la rivista musicale che io considero come la più autorevole, Pitchfork, gli da 8.0, cosa più unica che rara per un ep (e in effetti anche per un album). Spenderò due parole sulle singole canzoni. “Another world” apre l’ep e sarà presente anche nell’album “The crying light” che uscirà a fine gennaio 2009. L’arrangiamento è sofisticatissimo e l’attacco ricorda un po’ una qualsiasi canzone di “( )” dei Sigur Ros. “Crackagen” è già un po’ più distesa e sembra una canzone anni Trenta o comunque una colonna sonora di un film dove ci sia qualcuno che canta a un pianobar. “Shake that devil” è una stralunatissima canzone divisa in due parti distinte: la prima, lenta e lamentosa in un sottofondo semi-elettronico, la seconda, furiosa, veloce e a suo modo allegra. “Sing for me” è l’unica che ricordi un po’ il sound di “I am a bird now”, però gli arrangiamenti sono estremamente curati con un tocco di elettronica davvero elegante. “Hope mountain” chiude l’ep, ed è sicuramente una delle tracce che colpisce di più. Insolitamente lunga per gli standard di Antony (in realtà tutte le canzoni dell’ep sono più lunghe di come ci ha abituati), è una struggentissima ballad con i falsetti che si rincorrono uno sull’altro. Questo è un cd da avere assolutamente.
Qui sotto metto un live di Antony in cui canta una canzone di Leonard Cohen “If it be your will”. Sappiatemi dire se siete riusciti a trattenere le lacrime.
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