Ossigeno
Dodici ore. Deve arrivare un pezzo da Istambul. L’areoporto è così pieno. Sono un ragazzino, o forse non lo sono già più. Lei è divertente. Non ricordo bene. L’aereo parte a mezza giornata. Le nuvole macchiano l’Africa, e c’è qualche albero ogni tanto. L’aereo barcolla. Voglio voglio la mia mascherina d’ossigeno. Voglio che mi soffochi, che mi inebri. E mentre l’aereo va in pezzi non sento gridare le persone. E l’impatto con l’acqua è così dolce così dolce. Forse solo un lago di sangue potrà riscattarmi. E non è come cadere dalle scale. Perchè è tutto confuso e io sono così fragile così fragile. E mi piace respirare i momenti, perchè mi rimane solo quello. Sono solo uno sciocco sentimentale, ma chissà che non mi salvi l’anima. E anche il binario è deserto e le sigarette sono un mucchietto bianco e informe ai miei piedi. E forse non ha senso innamorarsi come un idiota, e sopportare ancora tutte quelle urla. Ed è difficile, quando si pensa così in fretta. “Ti dò una mano?” “No, no, riesco a scendere da solo”. E sono i luoghi dell’infanzia che rendono tutto più terribile. Ho sempre avuto molti segreti. Il passato è una lumaca che lascia una scia collosa, no? E non mi va più di perdermici, perchè la nostalgia mi uccide. E potresti violentarmi nell’aria del mattino, e per me sarebbe lo stesso. Si tratta di resistere, perchè poi potresti fare di me quello che vuoi. Potresti anche vedermi piangere, come mai nessuno mi ha visto, e se mi sgretolo sarà colpa tua. E mi manca il respiro perchè il resto non conta più. E ho voglia di dare un taglio alle stronzate, ma non mi resta che vivere non mi resta che morire. Ed è la sorpresa, la routine che si infrange. Le certezze, la freddezza, la morale. Tutto in fumo, ma è un muro di carta, dopotutto. E se si nasce per bruciare, beh, io ho abbondantemente assolto il mio compito. Non è uno scherzo, perchè è sempre tutto piatto. L’ossigeno se ti va in vena ti uccide. E’ una bolla, che sale e vuota ciò che non è più pieno. E io ci vivo in quella bolla. La memoria, il sogno, tutto mescolato. E forse sogno troppo, e non so distinguere cosa è reale. E ho paura di dimenticare un viso, e di non vederlo quando lo cerco. E la violenza riemerge nelle parole, nei fatti. Nella frusta, nel cuoio, nella pelle lacerata. E qualcuno lo abbandona, ma dio tace e non c’è. Ed è una vita sprecata, semmai la vita servisse a qualcosa. E’ una serata meravigliosa, si ride, si beve, ci si illude. C’è la solita vecchia casa che è sempre lì, ma i fantasmi del passato non vi sono rinchiusi. C’era un alveare, una volta. E una bambina annegata. E il diavolo nei corridoi. E la testa era recisa e galleggiava nel tombino. Non è epidermico, è di più. Ti prego, non farlo. Non farlo. Non farlo.
Non respiro.