Underwater visions #27: “Black swan”

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BLACK SWAN

2010, di Darren Aronofsky
con Natalie Portman, Vincent Cassel, Mila Kunis, Barbara Hershey, Winona Ryder

Darren Aronofsky non è un tipo sofisticato. Se si cercano film basati sul non-detto, sul non-fatto, o anche solo sul suggerito è meglio non cominciare affatto la visione di una sua opera. Qualcuno potrebbe dire che è un grosso limite quello di mostrare tutto. Che il povero Lubitsch è andato a farsi fottere assieme alle sue ellissi. Invece no: ogni regista ha un suo stile, e di questi tempi trovare qualcosa di così solidamente riconoscibile dal primo fotogramma è, davvero, una gran cosa. Aronofsky non è neanche il primo venuto. Ha poco più di quarant’anni e ha già firmato una manciata di film di culto. Su tutti spicca “Requiem for a dream”, ma anche “Pi greco”, “The fountain” (in italiano “L’albero della vita” […]). E poi “The wrestler”, quel grandissimo film che ha riportato in auge Mickey Rourke. Quest’ultimo fa parte di un, per ora, dittico. La seconda parte è, appunto, “Black swan”. In “The wrestler” Rourke è un ex lottatore professionista, provato nel fisico, nella salute, distrutto dall’età e da una gloria passata ormai da vent’anni. La telecamera (a mano) lo segue incessantemente, inquadrando il vuoto della sua esistenza, la crudezza dei combattimenti più o meno simulati, la fatica. Per il resto è un film asciutto e senza fronzoli onirici. “Black swan” mantiene in parte questo approccio.
Nina (Natalie Portman) è una ballerina professionista che viene scelta, per un colpo di fortuna, per il ruolo principale nell’opera “Il lago dei cigni” di Čajkovskij. Oltre al cigno bianco dovrà anche interpretare il suo alter ego cattivo e seducente, il cigno nero. Da qui inizia la parabola discendente della persona-Nina, ma ascendente per l’artista-Nina, in un continuo confronto con i suoi lati oscuri, le sue nevrosi, il rapporto morboso con la madre, e con la competitività e le invidie delle altre ballerine.
Il mondo della danza, per Aronofsky è duro e crudo come quello del wrestling. Vengono insistentemente mostrate la fatica, il sudore, le unghie spezzate, si sentono i rumori di ossa che si incrinano o che vengono riposizionate. La Portman è, come capitava a Rourke, seguita dalla telecamera per tutto il film. Non c’è una sola scena senza l’attrice. Questo è solo uno dei tanti aspetti interessanti del film.
Innanzitutto: la musica. Aronofsky dirige tutto il film come se fosse un’enorme coreografia di un balletto, e il risultato è stupefacente sia per estetica che per fluidità dello scorrere delle immagini. L’opera di Čajkovskij è stata rimaneggiata e sintetizzata da Clint Mansell, che è uno dei più talentuosi compositori viventi. Ha lavorato diverse volte con Aronofsky, e la sua colonna sonora di “Requiem for a dream” è stata usata e riusata, ora anche abusata. “Black swan” ha anche una serie di punti di incontro con la vita dello stesso Čajkovskij, che morì in circostanze non chiare, anche se probabilmente si trattò di suicidio tramite ingestione di acqua infetta da colera. La volontà di autodistruzione, tra l’altro, è presente tanto nella vita del compositore russo, quanto in tutti i film di Aronofsky. Ascoltando Čajkovskij si ha la sensazione di una libertà inespressa nel reale, ma che esplode in tutta la sua potenza deflagrante e sovversiva solo nella musica. Per esempio, l'”Overture 1812″ viene usata nel pirotecnico finale di “V per Vendetta” (altro film con la Portman). Nel film accade la stessa cosa, seppur con toni diversi. Čajkovskij, inoltre, era omosessuale. In “Black swan” c’è una crudissima scena lesbica, che però ha più a che fare col subconscio e la sua liberazione che con l’omosessualità tout court.
Gli aspetti psicologici sono infatti un punto cruciale del film, nonchè trattati in maniera molto approfondita. Nina vive un rapporto complicato con l’opprimente madre (una terrificante Barbara Hershey). Questa morbosità si riflette innanzitutto nei tic di Nina, e cioè il grattarsi compulsivamente con le unghie. C’è un breve accenno anche a un rifiuto del cibo, che la madre usa anche come ricatto di tipo personale. C’è il controllo ossessivo che la madre esercita su Nina, specialmente nella sua intimità (ad es. assenza di chiavi della camera e del bagno). La cosa più visibile, tuttavia, è la presenza nella camera di Nina di oggetti di transizione, ovvero: pupazzi, bambole, carillon. Questo tipo di oggetti sono parte della vita di ogni bambino, e rappresentano qualcosa che fa la vece del genitore in sua assenza. Nei luoghi di Nina questi oggetti sono presenti, anche se sullo sfondo, in quantità eccessiva, esattamente nella misura in cui c’è la madre. In più Nina non è una bambina ma una donna. Il suo comportamento non esprime né maturità sessuale, né la sicurezza di un adulto (e come potrebbe?). In “Black swan” la trasformazione di Nina inizia a diventare effettiva e pericolosa dal momento in cui lei decide di interrompere violentemente il rapporto con questi oggetti, che seppur in maniera distorta e malata sono l’unico legame concreto che ha.
“Black swan” ha inevitabilmente dei riferimenti letterari, quello più facile ed evidente è “Il sosia” di Dostoevskij. In generale questo film riprende molte delle atmosfere allucinate e ossessive dello scrittore. Aronofsky ha anche pescato da tematiche e stili di suoi illustri colleghi. La trasformazione fisica di Nina nel cigno nero è indiscutibilmente paragonabile a quello che succede a molti personaggi dei film di Cronenberg (“Videodrome” è quello più calzante). L’uso delle luci al neon, verdi e rosse in questo caso, ricordano molto da vicino le atmosfere di alcuni film di Dario Argento, quando ancora sapeva fare il suo mestiere. Non a caso anche “Suspiria” è ambientato nel mondo della danza classica.
Tutti gli attori sono perfettamente in parte in questo film, anche una rediviva Winona Ryder. Però Natalie Portman concede un’interpretazione leggendaria. Verrà ricordata negli anni, ed è degna di tutti i premi possibili immaginabili. L’attrice israelita è corpo e anima del film, lo sostiene completamente sulle sue spalle. E non solo. Le scene di danza, che non sono poche, le ha eseguite tutte lei stessa.
“Black swan” per tutti questi motivi, si consacra come il miglior film dell’anno e probabilmente, in un futuro, non solo. Completezza, profondità e assenza di sbavature sono una cosa impensabile nel cinema fast food di oggi. Il film non è ancora uscito in Italia, tanto per privilegiare qualche sciocchezza nostrana, tuttavia non è difficile da trovare sottotitolato in italiano.

     

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Davide Giorgi
L'Autore
Mi chiamo Davide Giorgi. Classe 1985. Sono uno scrittore e giornalista freelance. Qualcosa di simile. La mia prima occupazione è il cinema. Scrivere di cinema, fare cinema. E di arte in generale. Sono anche appassionato di musica, antropologia ed entomologia. Tutto ciò è fuso qui dentro.

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  1. Jimmy

    “Verrà ricordata negli anni”: è la sensazione che ho avuto anch’io. Recensione impeccabile. Ho apprezzato molto il parallelo con Argento e Cronenberg.

  2. DG
    DG

    Grazie!
    Secondo me è abbastanza evidente che ad Aronofsky piacciano… Tra l’altro, tempo fa, si vociferava di un remake di “Suspiria” con Natalie Portman come protagonista. Non so se sia una bufala, ma lo spero. Però è interessante.

  3. Chiara

    Non potrei essere più d’accordo, sottoscrivo ogni singola parola.
    Aronofsky è ormai una sicurezza, uno dei pochi autori ancora in vita non solo biologicamente, non mi ha mai deluso e non lo fa di certo con questo capolavoro.
    Io ho sempre avuto una certa difficoltà a “prendere sul serio” la Portman. Non so, non mi ha mai comunicato quella star quality, quella sicurezza e quel tocco da fuoriclasse che hanno sue colleghe appena mettono piede sullo schermo.. ma qui alzo le mani perchè è semplicemente perfetta e riesce con pochissimi dialoghi ad esprimere una gamma di emozioni infinita.

    Davvero una bella recensione, complimenti!

  4. DG
    DG

    Grazie mille del commento!
    Io devo ammettere che ho un debole per la Portman sin da “Closer”. E gli “Star wars” mi sono piaciuti. Sì lo so, è un piacere colpevole ma tant’è. E “V per Vendetta” è un grandissimo film.
    Con “Black swan”, hai perfettamente ragione, fa un salto di qualità notevole. Non riesco a immaginarmi un’altra attrice nello stesso ruolo. Davvero.

  5. umbratile

    Solo io ho trovato il film pessimo? E solo io ho trovato altrettanto pessima l’interpretazione di Natalie Portman? Me ne farò una ragione.

  6. DG
    DG

    Pessimo perchè? Pessima interpretazione perchè?
    Lo chiedo senza polemica, eh.

  7. umbratile

    Sto provando a scrivere qualcosa di sensato ma è davvero difficile tradurre in parole quello che penso di questo film. Ero in sala e non vedevo l’ora che iniziasse, e poi invece – una volta iniziato – non vedevo l’ora che finisse. L’ho trovato di una banalità unica, e in molti momenti sembrava di vedere un telefilm di quart’ordine. La Portman noiosa e monoespressiva per 9/10 del film, atmosfere e situazioni improbabili, le scene di autoerotismo gratuito che diventano presto fastidiose, le venature da thriller sparse qua e là tendenti al ridicolo e un pubblico in sala letteralmente scompisciato dalle risate sul finale (atroce). Uscito dalla sala ho sentito il bisogno di comprare subito il biglietto per The King’s speech per dimenticare, e così è stato.
    A questo punto rivalutiamo “Melissa P.” di guadagnino, o “Ingannevole è il cuore più di ogni cosa” di Asia Argento (che forse ti piace anche)
    :p
    scusa, neanche io voglio essere polemico, però davvero non riesco a spiegarmi come possa essere così in disaccordo col mondo intero… cosa non mi è arrivato? cosa non ho capito?

  8. DG
    DG

    (Non so per quale motivo dovrebbe piacermi un film con/di Asia Argento.)

    Io francamente dubito che la sala possa ridere per un film così, perchè non ha nulla di possibilmente e/o involontariamente ridicolo.
    L’ho trovato sublime e di gran classe, quindi non potrei essere più in disaccordo. Forse hai un’allergia istintiva al balletto!

  9. umbratile

    Probabile! Comunque giuro che in sala ridevano tutti durante i titoli di coda… forse sarà stato il proverbiale sense of humor inglese, o lo zucchero nei popcorn, bleah

  10. perso già di suo

    Secondo me di sbavature ne ha, ma ciò non toglie che la sua visione sia stata tra le più coinvolgenti (ma non sconvolgenti) della mia vita. Recensione come al solito impeccabile.

  11. DG
    DG

    Sicuramente è molto coinvolgente, il che dà un’idea ben precisa del ritmo del film (ottimo).
    Grazie mille!

  12. Pingback: Underwater Echoes » Underwater visions: Top Film 2014

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