Zeta #03: “Smile”

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SMILE

2009, di Francesco Gasperoni
con Robert Capelli Jr., Harriet MacMasters-Green, Antonio Cupo

“Smile – La morte ha un obiettivo” non è solo un brutto film, ma fa anche schifo. La cosa può sembrare anche superflua, ridondante, però è provato che non tutti i film brutti fanno schifo e che non tutte le cose schifose sono film brutti. Ok, forse è una bugia.
Nei titoli di testa, oltre ad usare lo stratagemma delle polaroid per presentare i protagonisti (come ne “Il Bosco 1“), c’è un’altra cosa che attira maggiormente l’attenzione. Trattasi di: “Film riconosciuto di interesse culturale nazionale dal MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI“. Siccome non è utile cominciare qualsivoglia polemica, questa volta, al posto di chiamarle “scene topiche”, verranno indicate come “scene di interesse culturale nazionale”.

  • C’è questo gruppo di amici che fa un viaggio in Marocco su una jeep, e intanto fumano con un bong. Siccome sono pure ggiovani e svegli e interessanti, fanno anche a gara a chi tira di più. In questa strada dritta in mezzo al deserto rischiano una sorta di incidente con quello che dovrebbe essere un minacciosissimo pulmino (così dovrebbe suggerire il tema musicale). Clarissa, la protagonista col neo posticcio, ma anche fotografa dilettante, esce dal mezzo per fare qualche scatto (perchè poi?). Dal pullman scende una donnetta che scarica in braccio alla Nostra un fagotto con dentro una scimmia morta. E poi, siccome questa tizia è marocchina e velata, le frega pure la macchina fotografica.
  • Dopo un bel po’, Clarissa, che come si vedrà è un faro d’intelligenza, si accorge di non avere più la sua macchina fotografica, così girovaga per il mercato di questa cittadina. Intanto i suoi amici vaneggiano sui boschi marocchini, demoni con le mani fiammeggianti e il dio Atlante. Entra in questo locale semibuio dove il padrone è un tizio loschissimo col sigaro e ha una bambina decorativa. Ovviamente lui è l’assassino, la causa di tutto, è un fantasma e altre cavolate del genere che si capiscono immediatamente. Così almeno non c’è bisogno di ripeterlo, dopo. Questo figuro, praticamente, le regala una rarissima polaroid. Quando Clarissa la prende in mano esclama: “Oh! Mi sono punta!“, con tanto di rivolino di sangue. Forse non si è capito bene: si è punta con la macchina fotograficaLa polaroid assassina che uccide la gente dopo che è stata fotografata.
  • A questo punto la recensione potrebbe anche terminare, perché in “Smile” non succede assolutamente nulla di interessante, però questo strazio dura davvero poco (meno di un’ora e venti). Si può aggiungere ancora qualcosa, poiché le vere perle devono ancora arrivare. Il belloccio della compagnia, che si chiama Tommy, riesce a trovare il tempo di farsi la biondona di rito. Non solo: contro un muro, per le strade del Marocco, e completamente vestiti. Si scopre che tutta questa allegra combriccola va all’università, non è tuttavia specificato quanti anni fuoricorso (è ipotizziabile una decina).
  • Finalmente arrivano in questo bosco di conifere (Marocco, Africa), e dopo venti secondi si sono persi. Però il momento per citare l’incipit della Divina Commedia non può mancare. In questo bosco c’è anche la nebbia. Ora davvero non si capisce più il perché, sia per colpa di una frattura nello spazio-tempo, degli alieni, del 2012, del chupacabras o di Giacobbo stesso, siano finiti in una pineta a Marina di Ravenna. Girovagando a vuoto trovano un uomo barbuto vestito da Sandokan che sventra un cervo, e che proprio perché è vestito così e parla male, cerca di accoltellare uno di loro ma poi non lo fa (cfr. punto 1). Mentre cuoce l’animale sul fuoco (la clava sforava col budget), spiega: “E’ cervo russo, chiamato anche cervo africano“. Poi c’è l’altra scena di interesse culturale nazionale. Mentre tutti sono seduti in cerchio che gustano il cervo russo chiamato anche cervo africano, Tommy-il-belloccio afferma ed emette (allo stesso tempo): “Per me basta così. Devo andare a cagare! BUUUUURP“.
  • Dopo che tutti si sono fotografati, per una ragione o per l’altra, e che quindi muoiono in circostanze idiote (fulmini, attizzatoi volanti e così via), il film è quasi terminato. Però Clarissa e il suo amico quarantenne nasone Paul, di cui lei è segretamente innamorata, sono sopravvissuti perché ancora non si sono immortalati in qualche istantanea. Cosa fa, allora, quella cima di Clarissa? Ohhhh, adesso voglio proprio scaricare la polaroid così non farà più male a nessuno! Proprio in quel momento passa un’auto. Loro compaiono nella foto per via del riflesso sul finestrino. Un secondo di terrore. Poi vengono investiti da un non meglio identificato mezzo di trasporto. Il film è finito. Bello, eh?
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Davide Giorgi
L'Autore
Mi chiamo Davide Giorgi. Classe 1985. Sono uno scrittore e giornalista freelance. Qualcosa di simile. La mia prima occupazione è il cinema. Scrivere di cinema, fare cinema. E di arte in generale. Sono anche appassionato di musica, antropologia ed entomologia. Tutto ciò è fuso qui dentro.

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  1. persogiàdisuo

    la tristezza è che sia stato riconosciuto come d’interesse culturale.
    Anche questo fa parte dei tuoi guilty pleasures che ti divertono tanto o ti fa solo schifo e basta?

  2. DG
    DG

    Beh, un paio di grasse risate te le fa anche fare eh! Questo comunque non è uno dei migliori in assoluto, però il “cervo russo chiamato anche cervo africano” mi è rimasto impresso! :D

  3. Jimmy

    ok. fagotto con scimmia morta.. cervo russo chiamato anche cervo africano.. devo vederlo..

  4. DG
    DG

    E’ un dovere culturale/ministeriale.

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