Underwater visions #22: “Antichrist”

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ANTICHRIST

2009, di Lars von Trier
con Willem Dafoe, Charlotte Gainsbourg

Chiunque abbia un po’ di passione per il cinema avrà sicuramente sentito il rumore che il nuovo film di Lars von Trier ha provocato all’ultimo festival di Cannes, e non solo. E’ stato fischiato e deriso un po’ ovunque. C’è però una coincidenza che accomuna questo “Antichrist” a “L’avventura” di Michelangelo Antonioni. Presentato nel Maggio del 1960, sempre a Cannes, il film fu allo stesso modo contestato e fischiato. E’ curioso che in questa edizione del festival 2009 il film di Antonioni sia stato ripresentato e celebrato in versione restaurata, ormai divenuto un classico e giustamente osannato come capolavoro. Ci sarà la possibilità che ad “Antichrist” tocchi la stessa sorte? Bisogna però dire che Lars von Trier è un regista poco conciliante, specialmente con la stampa, che l’ha letteralmente aggredito chiedendogli di “giustificare il suo film”. A una domanda così cretina von Trier ha replicato: “Non mi sento in dovere di giustificarmi né di scusarmi con nessuno. Sono il miglior regista del mondo, mentre non credo che questo Dio sia il migliore del mondo”.
Il film comincia con un lungo prologo in bianco e nero, in cui la coppia sposata Dafoe-Gainsbourg (due personaggi senza nome) fa sesso. La scena è molto forte sia per via dell’uso del rallenti, sia per quella penetrazione di 4-5 secondi che ha tanto scandalizzato il pubblico. Come se nessuno avesse mai visto “Ken Park”, “La pianista” o l’orrendo ma osannatissimo “Shortbus”, che invece pullula di scene pornografiche buttate lì senza un senso, solo per il gusto di spacciarlo come film “arty” e “alternativo”, nonchè manifesto hippie degli anni 2000 (ma chi vogliamo prendere in giro?). Mentre la coppia sta facendo sesso, il loro bambino esce dal letto e precipita dalla finestra, morendo. E’ impossibile rimanere indifferenti a questa scena perchè l’estrema plasticità delle immagini è di una bellezza indescrivibile, tanto da ricordare una pubblicità di un profumo sbeffeggiata dall’orrore che sta accadendo. L’inquadratura dall’alto e l’incessante nevicata, poi, ricordano “La vita è meravigliosa” di Frank Capra, che non a caso è uno dei film preferiti del regista danese. La drammaticità della scena è sottolineata dalla canzone “Lascia ch’io pianga” tratta dal “Rinaldo” di Georg Friedrich Händel. Analizzando il testo si nota immediatamente come questa funzioni come chiave di lettura introduttiva per l’intero film: “Lascia ch’io pianga/la mia cruda sorte/e che sospiri/la libertà”. Il marito, che è un analista, trasgredisce a una delle regole fondamentali della psichiatria: prende in cura la moglie. Letteralmente le impedisce di “piangere la sua cruda sorte”, sottoponendola a test psicologici per superare le sue paure. La sua più grande paura sono i boschi di Eden, la loro casa sperduta nei boschi. Da qui è facile capire dove von Trier voglia andare a parare. Eden era il nome del giardino in cui dio creò tutti gli esseri viventi, e loro due diventano una sorta di Adamo ed Eva. Più che biblico (Lars von Trier si è dichiarato ateo) il film scava negli archetipi e nelle questioni più ancestrali del rapporto tra esseri viventi, natura, uomo e donna ma anche madre-figlio. Siccome questo film si intitola “Antichrist” (il titolo c’entra parecchio col film, a differenza di quanto sostenuto da molti), tutto appare capovolto. Questo capovolgimento è tipico di Strindberg, che è stato il più grande drammaturgo svedese tra Ottocento e Novecento, al quale von Trier ha dichiarato di essersi ispirato per la realizzazione del film. Strindberg non credeva nell’esistenza del Paradiso, bensì in quella dell’Inferno. Questo Inferno era la Terra e la vita stessa, una punizione nell’aldilà non era contemplata. I suoi drammi, infatti, pullulano di fiamme purificatrici (“Il pellicano”) o di fiamme come motore di un qualcosa (“Casa bruciata”). Altro esempio del tipico capovolgimento strindbeghiano è l’opera “Il padre”, in cui la voce del padre proviene dall’alto del palcoscenico, ma siccome tutto è capovolto, quello che si sente non è richiamo del divino, bensì di natura satanica. Von Trier fa anche suo il concetto del rapporto uomo/donna di Strindberg, che si può sintetizzare in questo breve scambio di battute tratto da “La signorina Julie”:

JEAN: C’è una differenza tra di noi.
JULIE: Perché tu sei un uomo e io una donna? Che differenza c’è?
JEAN: La differenza, tra un uomo e una donna.

Strindberg era un noto misogino, e anche “Antichrist” è stato tacciato della stessa “colpa”. Con buona pace di Natalia Aspesi, che quasi sicuramente non ha capito il film (o più probabilmente è una femminista in malafede) liquidandolo in due righe, non c’è misoginia. E’ una rappresentazione del conflitto inconciliabile tra maschio e femmina, e più in generale tra irrazionale e razionale (“Sento un suono. Il pianto di tutte le cose che stanno morendo”/”E’ tutto molto commovente, se fosse un libro per bambini: le ghiande non piangono”). Non solo: il senso di colpa aleggia, psicopatologicamente, in enrambi in una spirale di violenza talmente estrema da essere a tratti insostenibile.
La natura è un altro elemento importante in questa rappresentazione mortifera del mondo: i boschi cupi, le ghiande che cadono incessantemente sul tetto, le zecche che si attaccano alle mani, la volpe sanguinante che dice “Il caos regna” (scena vagamente kitsch, ma molto ben realizzata), l’uccellino che cade dal nido, viene ricoperto dalle formiche e successivamente divorato dagli altri uccelli etc.
“Antichrist” ha anche un evidente parallelismo con un suo illustrissimo predecessore, ossia “L’ora del lupo” di Ingmar Bergman. In entrambi i film le paure del marito diventano quelle della moglie in un perverso gioco delle parti. Questa è tra l’altro una caratteristica fondamentale del cinema di von Trier, e cioè il personaggio idealista che si ritrova da vittima a carnefice e viceversa (cfr. “Europa”, “Dancer in the dark”, “Dogville”, “Manderlay”, “Il grande capo”).
Perchè, quindi, un film del genere, che ha tantissimi livelli di lettura, che purtroppo non si possono analizzare tutti senza rovinarne la visione, è stato così aspramente criticato? A parte gentaglia come Mereghetti, che oltre ad essere un pessimo critico cinematografico è anche prevenuto su qualsiasi cosa faccia von Trier, tanto che dall’intervista sembra quasi che l’abbia visto giocando a “Snake” col cellulare. Probabilmente “Antichrist” è troppo in anticipo coi tempi, e soprattutto, in un’epoca di demonizzazione della psicologia non è perdonabile un film così profondo e che va a toccare delle corde che, forse, nessuno vuole più ricordarsi di avere. Un segnale dell’effettiva riuscita di un film importante come questo (cinematograficamente e storicamente parlando), che travalica dei limiti fino ad ora appena accennati, è il premio che la giuria di Cannes ha dato alla coraggiosissima interpretazione della Gainsbourg. Premio che, indirettamente, certifica la qualità di “Antichrist” stesso. Un film da difendere con le unghie e con i denti, aspettando (forse) una decina d’anni per la sua definitiva consacrazione.

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Davide Giorgi
L'Autore
Mi chiamo Davide Giorgi. Classe 1985. Sono uno scrittore e giornalista freelance. Qualcosa di simile. La mia prima occupazione è il cinema. Scrivere di cinema, fare cinema. E di arte in generale. Sono anche appassionato di musica, antropologia ed entomologia. Tutto ciò è fuso qui dentro.

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