Underwater visions #6: “Il Petroliere”

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IL PETROLIERE

2007, di Paul Thomas Anderson
con Daniel Day-Lewis, Paul Dano

Di questo film si possono dire diverse cose. Forse è meglio cominciare a parlare della distribuzione che ha avuto in Italia. “Il petroliere” è stato distribuito, sì e no, in una sala per ogni (grande) città. Ora, se si trattasse di un film d’essai si potrebbe anche comprendere, ma non è questo il caso. Tanto più che “There will be blood” (questo il titolo originale) è stato candidato ad otto premi Oscar. Non che sia un premio di qualità o prestigio come di solito lo è Cannes, ma serve comunque per attirare le folle. Nonostante tutto, è difficile capire come un film così blasfemo abbia potuto ricevere otto candidature. La convenzionalità non fa parte di questa opera d’arte, tanto che la critica americana ha da subito definito questo film l’erede di “Quarto potere”, probabilmente esagerando. Tra i due film non esiste un legame particolare, se non che in tutte e due le pellicole si parla di un uomo immenso, complicato e per certi versi indecifrabile. I primi venti minuti sono praticamente muti, e riescono a descrivere il personaggio di Daniel Plainview in modo geniale: la sua tenacia, la sua folle persistenza, vengono descritte attraverso gesti e sguardi. In questa vera e propria overture Paul Thomas Anderson dimostra, inoltre, di essere un grande cinefilo: John Ford, Murnau, Welles, sono tutti lì. Riesce a mischiare espressionismo tedesco con l’estetica western. Una cosa abbastanza impensabile, e anche piuttosto difficile da descrivere.
“There will be blood” è una sorta di rovesciamento di “Magnolia”. Se “Magnolia” era un film corale, “Il petroliere” ha sì e no due personaggi principali. Se “Magnolia” ha un finale biblico e in un certo senso epico, “There will be blood” tende a restringere sempre di più gli spazi fino a renderli soffocanti. Il film parla sostanzialmente dello scontro tra capitalismo e religione, e su come uno sia legato indissolubilmente all’altra, soprattutto finanziariamente. E’ anche la rappresentazione di due “Americhe” contrapposte e divise: quella dei grandi imprenditori e quella dei fanatici religiosi, dei predicatori che tuonano improperi dalle televisioni. “Il petroliere” non si limita solo a questo, ma tende a mostrare come un certo tipo di capitalismo sia portato ad abbandonare gli individui più deboli (in questo caso menomati) per non intralciare il guadagno. Inoltre, è anche un film sulla figura del padre: è facile notare come ogni nodo della narrazione sfoci nel contrasto con la figura paterna, assente o semplicemente terribile.
“There will be blood” ha il merito di essere scritto e diretto da Paul Thomas Anderson, regista, tra gli altri, di “Magnolia” e “Boogie nights”. Questo giovane autore (non ha neanche quarant’anni) abbandona la regia virtuosistica in favore di una maggiore fruibilità della storia. Non che manchino scene da “bocca aperta”, comunque vengono evitati i pianosequenza che avevano contraddistinto Anderson in passato, ma non farà rimpiangere nulla. “Il petroliere” ha una sceneggiatura incostante ma perfetta, piena di battute memorabli e di un monologo finale degno dei migliori drammaturghi. Il personaggio principale del film è uno dei più grandi personaggi della storia del grande schermo: Daniel Plainview interpretato da Daniel Day-Lewis. E’ anche giusto spendere due parole su questo attore che ha dato un’interpretazione che va oltre la perfezione, in quello che gli americani chiamano “role of a lifetime”. Un altro elemento importante è la colonna sonora, affidata a Jonny Greenwood dei Radiohead. Da un film del genere ci si aspetterebbe una musica altisonante, epica, perfettamente integrata nelle scene. Invece Greenwood ha fatto tutt’altro: la colonna sonora è dissonante, a tratti elettronica, a tratti noise, con un abbondante uso di archi e motivi che ricordano “How to disappear completely” e “Pyramid song”. Questo a dimostrazione che il genio non risiede solo in Thom Yorke. E Anderson ne fa un uso sopraffino.
In conclusione, non è esagerato affermare che “Il petroliere”, o meglio “There will be blood”, è uno dei film del decennio assieme a “Dogville” e “Inland empire”. E’ molto difficile riuscire a coniugare tanti elementi in un grado di perfezione così assoluto. Anderson ci è riuscito, consegnando al mondo un vero e proprio capolavoro.

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Davide Giorgi
L'Autore
Mi chiamo Davide Giorgi. Classe 1985. Sono uno scrittore e giornalista freelance. Qualcosa di simile. La mia prima occupazione è il cinema. Scrivere di cinema, fare cinema. E di arte in generale. Sono anche appassionato di musica, antropologia ed entomologia. Tutto ciò è fuso qui dentro.

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