Top 10 MUSIC VIDEOS 2015

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L’anno si esaurisce ed è tempo per le Classifiche. In questo particolare caso, la classifica dei migliori video musicali del 2015. Difficilmente la qualità musicale si può separare da quella visiva, ma i video vivono di vita propria attraverso visioni, immagini e contenuti. Quindi bisogna cominciare.

 

tenLANA DEL REY                                                   

“High By The Beach”
dir. Jake Nava

Primo videoclip di Lana Del Rey per il lancio di “Honeymoon”, album acclamato dalla critica e poco comprato dal pubblico. Ed è un grande peccato, sia per l’immensa qualità musicale del disco, sia per il costante lavoro di reimmaginazione della sua estetica da parte della cantante. “High by the beach” ci mostra una Lana Del Rey più annoiata del solito, in un falso pianosequenza che è un tripudio di vestiti e tende fluttuanti che neanche “La Chute de la maison Usher” (1928, Epstein). Il bellissimo mood trip-hop della canzone è esaltato da una bellissima fotografia azzurrina e si conclude con Lana Del Rey che imbraccia un bazooka (e lo usa).

 

 

nineDAN DEACON                                                   

“When I Was Done Dying”
dir. Adult Swim

Tratto dal bellissimo “Gliss riffer”, il video di Dan Deacon è difficile da spiegare ed è molto meglio da vedere. Costruito su una serie di animazioni realizzate con tecniche diversissime (disegno manuale, CGI, stop motion, 3D), è un delirio allucinogeno all’ennesima potenza.

 

 

eightM.I.A.                                                   

“Borders”
dir. M.I.A.

Diretto da M.I.A., “Borders” è un videoclip di stringente attualità. M.I.A. mette in scena il tema dell’immigrazione dalla parte degli immigrati, senza usare fronzoli, pietismi o patetismi di sorta.
Nel video si vedono, infatti, schiere di migranti inquadrati nei loro topoi più basici: recinti da sorpassare, barche, lunghe code a piedi. La canzone, che sarà presente nell’album “Matahdatah” di futura pubblicazione, è semplicemente superba.

 

 

sevenJOANNA NEWSOM                                                   

“Sapokanikan”
dir. Paul Thomas Anderson

Paul Thomas Anderson, uno dei migliori registi di quest’epoca (“Boogie Nights”, “Magnolia”, “Il Petroliere”, “The Master”), ha decisamente trovato la suona nuova musa: Joanna Newsom. Non le ha solo diretto due videclip del nuovo (meraviglioso) album “Divers”, ma le ha dato anche un ruolo di rilievo nel suo film “Vizio di forma”, che è soltanto uno dei picchi cinematografici del 2015. Il video di “Sapokanikan” è girato con una steadycam, che ben si confà allo spirito saltellante della canzone, fatta di giri velocissimi di pianoforte e contrappunti di batteria. Ad un certo punto, però, la canzone cambia, raggiunge il suo climax diventando malinconica. Ed è qui che si nota tutta la maestria di Paul Thomas Anderson: Joanna raggiunge un camion dei pompieri, e la sirena le illumina il viso con dei bagliori rossi. Bellissimo.

 

 

sixKENDRICK LAMAR                                                   

“King Kunta”
dir. Director X

Tratto dal meritatamente acclamatissimo “To pimp a butterfly”, la canzone di Kendrick Lamar si ispira al personaggio Kunta Kinte di “Roots”, un romanzo di Alex Haley (il che la dice lunga sull’enorme impegno politico dell’album stesso). Il videoclip sarebbe un tipico prodotto di hip hop della West Coast, se non fosse che il suo heat ricorda non poco il film “Fa la cosa giusta” (1989, Spike Lee). “King Kunta” è girato con un formato 1:1, quello quadrato di Instagram per intenderci, utilizzato anche da Xavier Dolan in “Mommy”. Molto interessante anche la scelta delle due protagoniste femminili, sì poco vestite, ma non le tipiche ragazzette sottomesse. Enormi e formosissime, riempono lo schermo in contrasto con Lamar, che è basso e minuto.

 

 

fiveRIHANNA                                                   

“Bitch Better Have My Money”
dir. Rihanna & MegaForce

Non sono mai stato un grande fan di Rihanna, non tanto per la musica che è quello che vuole essere, e cioè pop di facile digestione e vendita. Più che altro per la costante riproposizione di un’estetica da strip club, cosa che non mi impressiona granché. Questo “Bitch better have my money”, come tra l’altro il precedente “FourFiveSeconds” mi ha sorpreso non poco. Si tratta di un videoclip pulp all’ennesima potenza, scorrettissimo e violentissimo, dove Rihanna è sì un mignottone da Statale, ma più trucida e coperta di sangue. Inoltre, conta la presenza di un paio di guest star non indifferenti. Innanzitutto Eric Roberts (fratello sfigato della ahimé più nota Julia e padre della scarsissima Emma), qui nel brevissimo ruolo del poliziotto. Eric Roberts è sorprendente, perché è capace di recitare in film immensi come “Vizio di forma” e contemporaneamente in scemenze inenarrabili come “Lo specialista” o “The Human Centipede 3”. L’altro volto noto è Mads Mikkelsen, attore danese noto per “Le mele di Adamo”, “Casino Royale”, “Il sospetto” e soprattutto la serie tv “Hannibal”.

 

 

fourGRIMES                                                   

“Flesh without Blood/Life in the Vivid Dream”
dir. Grimes

Coloratissimo, superpop e catchy sono le parole d’ordine. D’altronde, nel video, si citano esplicitamente “Marie Antoinette” di Sofia Coppola (anche per certe inquadrature) e Michael Jackson. La canzone, mascherata da pop da classifica (e magari tutto il pop da top10 fosse così!) è un’esplicita presa in giro degli hipster che una volta la seguivano e la amavano, e ora la criticano ferocemente per una presunta svolta pop. Carissimi, risentitevi “Oblivion” o “Genesis”: non sono meno pop di questa “Flesh without blood”. Nel testo si sentono cose come “It’s nice that you say you like me/But only conditionally” e “If you don’t need me/Just let me go”. E’ proprio così. Con buona pace di tutti, il disco “Art Angels” che contiene questa canzone, è in tutte le classifiche dei migliori dischi del 2015. Ed è sicuramente il miglior disco pop dell’anno.

 

 

XTRASUFJAN STEVENS                                                   

“Should Have Known Better”
dir. We Are Films

Il videoclip di “Should have known better” in realtà non è niente di particolare. Anzi, in qualche momento è persino pre-scolastico: quando Sufjan canta “the bridge to nowhere” viene inquadrato un ponte. In ogni caso, l’alchimia tra le immagini mostrate e ripetute (un sasso nell’acqua, il mare, un ponte, un prato) e la bellezza disarmante della canzone sono qualcosa di unico. Per questo il video ha un “posto” in questa classifica. Ed è tutto merito della canzone: a mio immodestissimo parere è la migliore dell’anno, e probabilmente anche oltre. A metà, la canzone cambia completamente. Se la seguite col testo e non avete le lacrime, semplicemente non siete. Capolavoro.

 

 

threeFKA TWIGS                                                   

“M3LL155X”
dir. FKA twigs

Il video diretto da twigs stessa, è un ensemble di quattro videoclip dell’omonimo EP: “Figure 8”, “I’m your doll”, “In time” e “Glass & Patron”. Visionario come un’opera da MoMA, con il tema della maternità che ritorna in maniera costante. Le coreografie, insolite e particolarissime, sono il frutto del lavoro di una delle più originali artiste degli ultimi anni e rimangono impresse a fuoco. Il segmento di “In time”, tra l’altro orecchiabilissima, ricorda non poco certi vecchi videoclip di Janet Jackson.

 

 

twoDAVID BOWIE                                                   

“Blackstar”
dir. Johan Renck

Opera del bravissimo regista svedese Johan Renck, autore tra l’altro di “Daniel” per Bat for Lashes, “Seven” per Fever Ray, “Nothing really matters” per Madonna, “Pass this on” per i The Knife, “Blue Velvet” per Lana Del Rey, solo per citare i migliori, e di alcuni episodi di “Breaking Bad”.
Della durata di ben dieci minuti, “Blackstar” ci mostra un David Bowie in veste di Profeta, in un mondo lunare che ha donne con la coda, strani riti, spaventapasseri crocifissi, e riferimenti palesi al suo Major Tom. La canzone è quanto di più bizzarro Bowie abbia mai prodotto dal fantastico “1. Outside”, ed è fondamentalmente divisa in tre parti: comincia come una canzone alt-rock alla Radiohead, poi recupera le sue radici pop, e poi diventa qualcosa di indefinitamente stralunato in stile Scott Walker. David Bowie, a quasi settant’anni, è sempre avanti cent’anni rispetto a chiunque altro.

 

 

oneBJÖRK                                                   

“Black Lake”
dir. Andrew Thomas Huang

Huang è un grandissimo regista di videoclip, specialmente per quanto riguarda l’ibridazione tra umano ed elementi fisici. Suoi sono “Before your very eyes” degli Atoms For Peace e “Mutual core” di Björk. Il videoclip di “Black lake”, non solo fa parte di “Vulnicura”, uno dei migliori album dell’anno, ma è anche il video più doloroso e personale di Björk. Tutta l’amarezza per la separazione dal marito Matthew Barney è espressa tramite una lunga camminata a piedi nudi che ha il sapore di una Via Crucis. Tra grotte, passaggi e l’outback islandese, Björk si dispera, si batte il petto, piange, ma alla fine c’è spazio per la liberazione e la speranza. “I am a glowing shiny rocket/Returning home/As I enter the atmosphere/I burn off layer by layer”. E’ tutto così onesto e brutale, che la visione è un’esperienza più unica che rara.

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Davide Giorgi
L'Autore
Mi chiamo Davide Giorgi. Classe 1985. Sono uno scrittore e giornalista freelance. Qualcosa di simile. La mia prima occupazione è il cinema. Scrivere di cinema, fare cinema. E di arte in generale. Sono anche appassionato di musica, antropologia ed entomologia. Tutto ciò è fuso qui dentro.

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