Zeta #04: “Carnosaur”

January 30, 2011 on 3:00 pm | In Zeta | 3 Comments

Carnosaur
1993, di Adam Simon
con Diane Ladd, Raphael Sbarge, Jennifer Runyon

Tutto quello che bisogna sapere su “Carnosaur”, oltre al fatto che è un film di una bruttezza tanto incredibile quanto entusiasmante, è che dietro ha un’idea davvero geniale. Il produttore del film è Roger Corman. Chi è? Un tizio che da metà degli anni Cinquanta si è messo a produrre film horror a basso costo (suo è il cult “La piccola bottega degli orrori”). Durante la sua carriera ha scoperto praticamente una buona metà degli autori della New Hollywood, tra cui: Scorsese, Coppola, Demme e (disgraziatamente) Cameron.
Nel 1993 la pubblicità martellava il pubblico per l’imminente uscita di “Jurassic Park” di Steven Spielberg. Corman ordinò al regista Adam Simon di girare, in una settimana, “Carnosaur” con la precisazione: “Gira quello che vuoi, basta che lo fai in fretta”. In questo modo è riuscito a sfruttare, di riflesso, tutta la campagna pubblicitaria del film di Spielberg, visto l’argomento in qualche modo analogo. “Carnosaur” fu un successone al botteghino, tanto che furono girati due sequel. Al di là di questo, il film si dipana in maniera assolutamente casuale per quasi un’ora e venti, regalando allo Z-spettatore uno dei più alti (?) prodotti di cenciosità e schizofrenia cinematografica.

1

Polli. Polli dappertutto. E questi sono i titoli di testa. Una riunione governativa, seduta nel solito tavolo esagonale, discute degli esperimenti genetici della dottoressa Tiptree. Uno di questi beve Coca Cola. Poi, però, si torna ai polli. La dottoressa Tiptree, dal suo laboratorio, controlla preoccupata i polli dai suoi numerosissimi megaschermi. Poi due tizi in macchina si starnutiscono addosso e parlano di materia organica estranea, dicendo: “Io di materia organica estranea conosco solo mia moglie!”. La dottoressa Tiptree vede tutto e tutti, tenendosi però il mignolo in bocca (sarà un tic scientifico, non si sa). Il bello è che le telecamere che le permettono la visione hanno delle inquadrature davvero varie, e anche gli stacchi di montaggio! Insomma, questi due vengono aggrediti in mezzo ai polli, la dottoressa Tiptree dice “Stringere, stringere, stringere” alle telecamere, qualcuno starnuta,  qualcosa scappa dai pollai (non si capisce cosa, dove e perché),  un tizio che trasporta polli viene aggredito da qualcosa che vede tutto verde.

2

Il protagonista è un guardiano di ruspe della Eunice (compagnia della dottoressa), allampanato e con gli occhiali da sole. E’ ubriaco, guarda film dell’orrore (“E’ il massimo vedere una lobotomia completamente ubriachi”), poi esce e spara a dei tizi, non li centra ma riesce a fermare una “ragazza, no, una donna!”. Lui si chiama Doc. Un medico legale analizza un cadavere e lo sfiletta come farebbe lo chef Tony coi Miracle Blade, e lo chiama “campione di tessuto” (N.B. è un McChicken).

3

Una serie di eventi scollegati fa intuire che la ragazza, che si chiama Trash […] perché “Prima mi chiamavo Anne, ma preferisco Trash!”, è una hippie che protesta contro qualcosa di fondamentalmente univoco, poiché, come già detto, è una hippie di quelle che regalano le collanine da hippie. Un gruppo di adolescenti, quelli ubriachi drogati e sessuomani, vengono sbranati in macchina da un dinosaurino di plastica che poi fa un verso stupido in controluce.

4

Dai risultati delle analisi, un tizio e una tizia in un laboratorio kitsch, capiscono dalle sequenze del DNA ricavati sui corpi delle vittime che ”Abbiamo a che fare con dei polli”. Per i prossimi dieci minuti viene ripetuta la parola “pollo” come se fosse un mantra, al fine di risvegliare il pollo che è nello spettatore tramite questa sciamanica esperienza. Doc e Trash trovano un tizio sbranato e semimorto, ma Doc ci mette diversi secondi prima di capirlo, regalando così una delle sue espressioni  facciali migliori. Poi si parla di polli per un altro po’ e un senatore ingurgita mirtilli ricoperti di “fluido embrionale di capra”.

5

Un tizio va a piangere dalla dottoressa Tiptree cercando sua figlia (boh). Lei lo guida tramite le sue onnipresenti telecamere in corridoi con luci stroboscopiche. E pronuncia: “Cancellare Y Z, covertigrare B V e C W”. Poi dice altre cose senza senso sulla riproduzione, e all’ordine “Distruggere umano” un tirannosauro di plastica intrappolato dalle luci (?) lo mangia. Dopodichè un dinosauro di gommapiuma fa la prima cosa di senso compiuto del film: sbrana gli hippie che si sono legati ad una ruspa.

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Doc fa finta di aver catturato il dinosauro e riesce ad arrivare dalla dottoressa Tiptree. Uno sceriffo di colore fa una frittata e dentro un uovo c’è un dinosaurino. Le scene si svolgono esattamente così come narrate, non c’è trucco o inganno: è tutto vero. Poco dopo la metà della visione si ha la certezza che questo film dovesse intitolarsi “Le conseguenze del peyote”.  Tutti hanno la febbre, tra cui anche Doc e l’assistente slavata della dottoressa Tiptree. Quest’ultima morirà poco dopo, ma non prima di aver deposto un uovo. La dottoressa Tiptree porta Doc in un posto pieno di gigantesche uova. Lei lo tratta giustamente come un ignorante e lui, mirando alle uova con una pistola, chiede “Queste da dove vengono?” e la dottoressa risponde “Le ho fatte io!”.

7

La dottoressa Tiptree spiega a Doc che vuole restituire il pianeta ai dinosauri perché gli uomini distruggono la terra e bla bla.  Altre donne fanno le uova. La Tiptree non poteva di certo farsi mancare, pare per coerenza, di chiedere: “Chi è nato prima, l’uovo o la gallina?”. Poi spiega, cioè dice, cioè pronuncia: “Il mio dio è un acronimo, D.I.O., Diversità In Oscillazione”. Lo sceriffo di colore di prima affronta il dinosauro di plastica, lo uccide, ma riesce comunque a farsi ammazzare in modo cretino facendosi trapassare da un artiglio.

8

La dottoressa Tiptree ha le doglie, tenta di fare l’uovo ma il dinosauro le fa cucù dalla pancia e purtroppo muore, è capitato così. Doc libera il tirannosauro ma poi scappa da esso. Ha l’antidoto e riesce a iniettarlo a Trash. Poi affronta il tirannosauro con la ruspa dei playmobil e vince. Torna nella sua roulotte, però arrivano i militari vestiti color canarino e danno fuoco a lui e a Trash e così il film finisce in bellezza.

Per chi volesse avventurarsi nei meandri di questo gigantesco Z-film, può cliccare qui, e visionarlo per intero. Auguri e polli vari.

The abyss XI: Long take

January 21, 2011 on 4:14 pm | In Stupid things | 6 Comments

<lucaonair>  sei escort?
<cooling85> no.
< lucaonair> soft escort?
<cooling85> no, neanche per-sbaglio-escort. no, nein. 
<lucaonair> ma ad esempio per un massaggio ti sentiresti escort? 
<cooling85> io dovrei fare un massaggio a te? 
<lucaonair> eh no! io te lo faccio a te…con prodotti naturali… 
 <cooling85> ah ok! però devo avvertirti che ho un arto artificiale… per quello sono un po’ reticente… fa lo stesso? 
<lucaonair> basta che non sia quello in mezzo alle gambe …per il resto non è un problema assolutamente… 
<cooling85> no no, ho una gamba artificiale… me l’hanno amputata dopo un incidente avvenuto con un catamarano e una targa incrinata a poppa 
<lucaonair> ti piacerebbe essere massaggiato? 
<cooling85> a patto che ci sia stima reciproca e che mi fai sentire gli arcobaleni che partono dal punto della felicità 
<lucaonair> farò del mio meglio! vuoi provare? 
<cooling85> sì, ma ti avverto che sono allergico alla neopuntia e alla brigola della valdossola minore
< lucaonair> uso solo prodotti naturali vuoi scambiare cell?
<cooling85> sì ma prima non hai altre richieste un po’ birichine? 
<lucaonair> se vieni a prendere un caffè da me potrai soddisfare tutte le tue richieste birichine….comunque è meglio se prima ci vediamo… 
<cooling85> sì ma io chiedevo delle tue, voglio sapere in anticipo, mica sto qua a grattarmi col panino farcito dell’amore e cuoricini
<lucaonair> finchè non ti vedo non saprei proprio cosa potremmo fare noi due…è così un sacrificio prendere un caffè? 
<cooling85> dipende da quanto costa, c’è la crisi
<lucaonair> te lo offro io è completamente gratis..ed è pure molto buono.. 
<cooling85> ah sì? come mai?
<lucaonair > perchè solo così riesco a dirti cosa voglio da te e cosa posso offrirti…caffè a parte…
<cooling85> ah è come la firma sul contratto, solo che c’è di mezzo la Lavazza. E’ spionaggio industriale.
<lucaonair> se oggi sei libero sigliamo il tutto… 
<cooling85> ok, ora scusami devo andare che ho degli anziani da calpestare

Underwater visions #27: “Black swan”

January 15, 2011 on 6:24 pm | In Underwater visions | 11 Comments

Black swan
2010, di Darren Aronofsky
con Natalie Portman, Vincent Cassel, Mila Kunis, Barbara Hershey, Winona Ryder

Darren Aronofsky non è un tipo sofisticato. Se si cercano film basati sul non-detto, sul non-fatto, o anche solo sul suggerito è meglio non cominciare affatto la visione di una sua opera. Qualcuno potrebbe dire che è un grosso limite quello di mostrare tutto. Che il povero Lubitsch è andato a farsi fottere assieme alle sue ellissi. Invece no: ogni regista ha un suo stile, e di questi tempi trovare qualcosa di così solidamente riconoscibile dal primo fotogramma è, davvero, una gran cosa. Aronofsky non è neanche il primo venuto. Ha poco più di quarant’anni e ha già firmato una manciata di film di culto. Su tutti spicca “Requiem for a dream”, ma anche “Pi greco”, “The fountain” (in italiano “L’albero della vita” [...]). E poi ”The wrestler”, quel grandissimo film che ha riportato in auge Mickey Rourke. Quest’ultimo fa parte di un, per ora, dittico. La seconda parte è, appunto, “Black swan”. In “The wrestler” Rourke è un ex lottatore professionista, provato nel fisico, nella salute, distrutto dall’età e da una gloria passata ormai da vent’anni. La telecamera (a mano) lo segue incessantemente, inquadrando il vuoto della sua esistenza, la crudezza dei combattimenti più o meno simulati, la fatica. Per il resto è un film asciutto e senza fronzoli onirici. “Black swan” mantiene in parte questo approccio.
Nina (Natalie Portman) è una ballerina professionista che viene scelta, per un colpo di fortuna, per il ruolo principale nell’opera “Il lago dei cigni” di Čajkovskij. Oltre al cigno bianco dovrà anche interpretare il suo alter ego cattivo e seducente, il cigno nero. Da qui inizia la parabola discendente della persona-Nina, ma ascendente per l’artista-Nina, in un continuo confronto con i suoi lati oscuri, le sue nevrosi, il rapporto morboso con la madre, e con la competitività e le invidie delle altre ballerine.
Il mondo della danza, per Aronofsky è duro e crudo come quello del wrestling. Vengono insistentemente mostrate la fatica, il sudore, le unghie spezzate, si sentono i rumori di ossa che si incrinano o che vengono riposizionate. La Portman è, come capitava a Rourke, seguita dalla telecamera per tutto il film. Non c’è una sola scena senza l’attrice. Questo è solo uno dei tanti aspetti interessanti del film.
Innanzitutto: la musica. Aronofsky dirige tutto il film come se fosse un’enorme coreografia di un balletto, e il risultato è stupefacente sia per estetica che per fluidità dello scorrere delle immagini. L’opera di Čajkovskij è stata rimaneggiata e sintetizzata da Clint Mansell, che è uno dei più talentuosi compositori viventi. Ha lavorato diverse volte con Aronofsky, e la sua colonna sonora di “Requiem for a dream” è stata usata e riusata, ora anche abusata. ”Black swan” ha anche una serie di punti di incontro con la vita dello stesso Čajkovskij, che morì in circostanze non chiare, anche se probabilmente si trattò di suicidio tramite ingestione di acqua infetta da colera. La volontà di autodistruzione, tra l’altro, è presente tanto nella vita del compositore russo, quanto in tutti i film di Aronofsky. Ascoltando Čajkovskij si ha la sensazione di una libertà inespressa nel reale, ma che esplode in tutta la sua potenza deflagrante e sovversiva solo nella musica. Per esempio, l’”Overture 1812″ viene usata nel pirotecnico finale di “V per Vendetta” (altro film con la Portman). Nel film accade la stessa cosa, seppur con toni diversi. Čajkovskij, inoltre, era omosessuale. In “Black swan” c’è una crudissima scena lesbica, che però ha più a che fare col subconscio e la sua liberazione che con l’omosessualità tout court.
Gli aspetti psicologici sono infatti un punto cruciale del film, nonchè trattati in maniera molto approfondita. Nina vive un rapporto complicato con l’opprimente madre (una terrificante Barbara Hershey). Questa morbosità si riflette innanzitutto nei tic di Nina, e cioè il grattarsi compulsivamente con le unghie. C’è un breve accenno anche a un rifiuto del cibo, che la madre usa anche come ricatto di tipo personale. C’è il controllo ossessivo che la madre esercita su Nina, specialmente nella sua intimità (ad es. assenza di chiavi della camera e del bagno). La cosa più visibile, tuttavia, è la presenza nella camera di Nina di oggetti di transizione, ovvero: pupazzi, bambole, carillon. Questo tipo di oggetti sono parte della vita di ogni bambino, e rappresentano qualcosa che fa la vece del genitore in sua assenza. Nei luoghi di Nina questi oggetti sono presenti, anche se sullo sfondo, in quantità eccessiva, esattamente nella misura in cui c’è la madre. In più Nina non è una bambina ma una donna. Il suo comportamento non esprime né maturità sessuale, né la sicurezza di un adulto (e come potrebbe?). In “Black swan” la trasformazione di Nina inizia a diventare effettiva e pericolosa dal momento in cui lei decide di interrompere violentemente il rapporto con questi oggetti, che seppur in maniera distorta e malata sono l’unico legame concreto che ha.
“Black swan” ha inevitabilmente dei riferimenti letterari, quello più facile ed evidente è “Il sosia” di Dostoevskij. In generale questo film riprende molte delle atmosfere allucinate e ossessive dello scrittore. Aronofsky ha anche pescato da tematiche e stili di suoi illustri colleghi. La trasformazione fisica di Nina nel cigno nero è indiscutibilmente paragonabile a quello che succede a molti personaggi dei film di Cronenberg (”Videodrome” è quello più calzante). L’uso delle luci al neon, verdi e rosse in questo caso, ricordano molto da vicino le atmosfere di alcuni film di Dario Argento, quando ancora sapeva fare il suo mestiere. Non a caso anche ”Suspiria” è ambientato nel mondo della danza classica.
Tutti gli attori sono perfettamente in parte in questo film, anche una rediviva Winona Ryder. Però Natalie Portman concede un’interpretazione leggendaria. Verrà ricordata negli anni, ed è degna di tutti i premi possibili immaginabili. L’attrice israelita è corpo e anima del film, lo sostiene completamente sulle sue spalle. E non solo. Le scene di danza, che non sono poche, le ha eseguite tutte lei stessa.
“Black swan” per tutti questi motivi, si consacra come il miglior film dell’anno e probabilmente, in un futuro, non solo. Completezza, profondità e assenza di sbavature sono una cosa impensabile nel cinema fast food di oggi. Il film non è ancora uscito in Italia, tanto per privilegiare qualche sciocchezza nostrana, tuttavia non è difficile da trovare sottotitolato in italiano.

     

Airshape

January 9, 2011 on 5:59 pm | In News, Photo | 6 Comments

Nuove foto. Quattro, non molte. Carine.
In arrivo a breve, e intendo davvero a breve: un nuovo articolo in cui i confini tra racconto e saggio sono definitivamente dissolti. E: un racconto nuovo di zecca.
Tenetevi pronti.
Qui sotto le foto. Anche in “Pictures“.