Underwater visions #13: “La notte dell’iguana”

September 30, 2008 on 1:16 pm | In Underwater visions | No Comments

La notte dell’iguana
1964, di John Huston
con Richard Burton, Ava Gardner, Deborah Kerr
John Huston, nonostante sia stato un ottimo regista e un grande attore, è un po’ sopravvalutato. Purtroppo, nel mondo del cinema, si tende ad affibbiare con troppa facilità il termine “genio” o, come in questo caso “padre del cinema americano”. Bisogna ricordarsi anche che Huston ha sempre tratto i suoi film da dei romanzi. Spesso questa operazione non gli è riuscita, basta ricordarsi di “Moby Dick” o “The dead”, tratto da un racconto di “Gente di Dublino” di Joyce. Insomma, è il classico esempio di come la buona letteratura può diventare pessimo cinema. E di come, è inutile nasconderlo, l’autore in questione abbia sempre avuto poca fantasia. C’è un altro lato della medaglia. Huston è stato, però, un grande regista di classici, tra cui, vanno ricordati “Il mistero del falco”, “Il tesoro della Sierra Madre”, “La regina d’Africa” e il purtroppo dimenticato “Gli spostati”.
“La notte dell’iguana” ha tantissime cose che lo rendono un film assolutamente speciale. Per prima cosa è tratto da un dramma di Tennessee Williams. I drammi di Williams hanno avuto quasi tutti delle trasposizioni cinematografiche, solo che a volte alcune parti sono state cambiate o stravolte per via dei forti contenuti (basta ricordarsi del trattamento ricevuto da ”La gatta sul tetto che scotta”). In questo caso la sceneggiatura è rimasta particolarmente fedele alla pièce teatrale perchè Williams era presente durante le riprese. In più ha contribuito con diverse idee geniali: la scena dove Richard Burton cammina sui vetri l’ha pensata sul momento. La storia narra di un ex-pastore protestante (Richard Burton) che fa da guida turistica per il Messico ad alcune anziane signore un po’ bigotte. Si fermerà in un hotel gestito da una sua amica molto disinibita (Ava Gardner) e incontrerà un’artista molto particolare (Deborah Kerr). Il film è ancora vietato ai minori di diciotto anni per motivi che oggi come oggi fanno ridere. Ciononostante “La notte dell’iguana” ha dei personaggi che dicono e fanno delle cose molto forti. Richard Burton è un ex-pastore protestante, alcolizzato, donnaiolo e profondamente autodistruttivo. Il film si apre con una scena che dovrebbe essere considerata un assoluto cult, cioè la funzione religiosa in cui il reverendo fa letteralmente fuggire i fedeli gridandogli dietro: “Avete abbandonato il Dio dell’amore e della pietà e vi siete inventato questo crudele delinquente senile che schifa il mondo e tutto ciò che ha creato per suo stesso errore!”. Ava Gardner è una disinibita e schietta quarantenne che non si vergogna di soddisfare i suoi appetiti sessuali come meglio crede, in una scena fa addirittura un’orgia con due ragazzi di colore. E’ un personaggio molto moderno e, nonostante la superficie ruvida, molto amabile. Il miglior personaggio di tutto il film è quello di Deborah Kerr, una pittrice che si porta appresso l’anziano nonno poeta. E’ un personaggio etereo, bellissimo, unico. Il personaggio più bello di tutta la carriera dell’attrice e uno dei più indimenticabili nella storia del cinema.
“La notte dell’iguana” ha anche avuto dei contributi tecnici di notevole importanza. Il direttore della stupenda fotografia è Gabriel Figueroa, noto per aver collaborato con Luis Buñuel in “I figli della violenza”, “El”, “Nazarin”, “L’angelo sterminatore” e “Simon del deserto”.
Su “La notte dell’iguana” girano anche diversi aneddoti. Quello più interessante riguarda John Huston e gli attori. Oltre a Burton e alla Gardner, che non avevano di certo un carattere facile, era presente sul set anche Elizabeth Taylor. La Taylor era in quel momento ancora sposata con Burton. E neppure lei, si sa, era una persona semplice. I dissapori sarebbero stati all’ordine del giorno. Huston decise così di fare un piccolo scherzo per stemperare la tensione: regalò a tutti i presenti sul set una pistola e dei proiettili, su ogni proiettile era stato inciso il nome di un attore. Questo scherzo, che sembra più una leggenda che altro, è pura realtà, come dimostra la foto a destra (cliccarci sopra per vedere l’immagine ingrandita).
“La notte dell’iguana” è un film più che dimenticato. Gli appassionati di Tennessee Williams non sanno che ne fu tratto uno splendido film e gli amanti della vecchia Hollywood non ne hanno mai sentito parlare. Sarebbe invece ora di rivalutare e di far conoscere ai più (col passaparola, perchè no) un film che meriterebbe un posto tra i classici.

Yahoo! Suckers

September 28, 2008 on 12:28 pm | In Stupid things | 2 Comments

Da qualche tempo mi sono imbattuto in quel contenitore di scempiaggini che è “Yahoo! Answers“. Come molti di voi sapranno, è un sito dove degli utenti fanno delle domande e altri utenti forniscono risposte. In più c’è un giro perverso di punteggi e classifiche paragonabile solo a “Ok il prezzo è giusto”. La cosa più grave è l’altissima probabilità di ricevere una risposta ancora più cretina della domanda. Si va quindi da “John Wayne era un famoso regista” (sì, e John Ford era un noto attore di colore) a “James Stewart era un americano buono” (ah ah ah ah). Queste sono comunque più che perdonabili. Passiamo a quelle più idiote, questa volta, però, risponderò e commenterò io.

DILEMMI FILMICI

Ki mi sà dire cm sekiama stò film…..??
il film parlà ke dei ragazzetti fanno tt skerzi ai grandi tipo il pomodo neggli ombrelli fanno piagne un quadro fanno di le parolacce ad un pappagallo me lo sn visto tnt tepo fà

A parte il film richiesto, che sarà qualcosa di culturalmente elevato tipo i Vanzina, ma questa qua è un genio. Neanche D’Annunzio poteva coniare un neologismo come la parola ”sekiama”, e neanche Dalì era arrivato ad apici di surrealismo tali da far “piagne un quadro”.

SCRIVERE  UN LIBRO

Voglio scrivere un libro…ma ho un po’ di dubbi…?
Allora…ieri sera ho iniziato a scrivere un libro…all’inizio ho fatto una piccola introduzione e poi ho iniziato con quello che dovrebbe essere il primo capitolo, solo che non mi convince tanto la parte dei dialoghi…secondo voi un libro puo’ essere scritto anche senza dialoghi?
So che per fare questo il libro non dovrebbe essere ne’ un racconto ne’ un romanzo, ma semplicemente un saggio o una cosa del genere…il problema e’ ke il mio e’ un argomento un po’ difficile da trattare in un saggio…si tratta dell’amore…
secondo voi come posso fare?

Cioè praticamente se un romanzo non ha dialoghi diventa un saggio. Quante cose che si imparano su “Yahoo! Answers”. In più “l’amore” è un tema originalissimo, brava. Sarai il “Premio Strega 2009″, sicuro.

RELIGIOSITA’ #1
Qui invece è stata fatta una domanda intelligente, o per lo meno legittima: “Chi è Dio per giudicare?”. La risposta è stata la seguente:

lui e il signore dio tuo e mio nn bestemmiare.lui a vinto il mondo.

Beh, avrà anche vinto il mondo (ma come? grattando una casellina dorata?) però non ti ha certo regalato un dizionario.

RELIGIOSITA’ #2

Giovedì scorso la Madonna è riapparsa a Roma. Perchè i giornali non hanno evidenziato il fatto soprannaturale?
Il venticinque del mese alle cinque del pomeriggio la Madonna appare regolarmente - come a Medjugorje in mattinata - alla veggente Marisa di Roma e ringrazia “per aver risposto alla mia chiamata”
Non si tratta di una pastorella analfabeta, ma di un’anima che ha per Direttore Spirituale il Vescovo Gatti.
Perchè la notizia non viene diffusa dalla Stampa Cattolica?
Siamo in presenza di un vero miracolo nella città che ospita il Santo Padre,rappresentante di Dio in terra!

Sul Vescovo Gatti non farei mai affidamento, ma quando ho letto che è apparsa alla veggente Marisa di Roma io credo! Credo!

PSICOPATOLOGIE VARIE (ed anche un po’ eventuali)

Psicologia maskile..mado voi maschi nn fate capire nnte..senza offesa boys..se nn lo foste nn v ameremmo?
il mio ex è geloso ma non lo dimostra, mi segue ma non ha il coraggio di ammetterlo,mi vuole ma nn me lo dice…vuole aiutarmi dice di essere li per me se avro bisogno mi cheide che succede non gli devo tenere segreti è premuroso …eppure dice di essere occupato…cn una di un altra regione..ma bo chissa sarà vero?…lui da tutta l’aria che lo sia…xò credetemi fa cose davvero stupide del tipo non scrive nulla nel messsaggio xsonale x giorni..poi mi contatta e scrive ti amo (a un’altra ragazza)…io non so che pensare perchè, perche vuole farmela sentire se non gli interesso piu???vuole che da disperata gli chieda di stare con me???(è molto orgoglioso)…che faccio?che prova?plz rispondetemi…

Eh?

What’s so amazing about really deep thoughts?

September 27, 2008 on 12:35 pm | In Music | No Comments

Chiunque mi conosca almeno un po’ sa quanto io sia fissato con Tori Amos. Quelli che non mi conoscono l’hanno sicuramente immaginato. L’ho scoperta intorno al 2001 quando lei era nella fase tra “Strange little girl” e “Scarlet’s walk” e io ero in pieno periodo-Bjork. L’avevo sentita dire proprio perchè era una cantautrice alternativa ed assieme a PJ Harvey veniva spesso associata alla suddetta islandese. Credo comunque che comprai per primo “From the choirgirl hotel” essenzialmente perchè mi piaceva la copertina. Il risultato è che ancora oggi “choirgirl” è uno dei miei album preferiti, seguo sempre Tori Amos e Bjork mi ha abbondantemente stancato (continuo a considerare “Volta” veramente pessimo).
Nel luglio del 2005 ho avuto la fortuna di incontrarla in e di poterci parlare qualche minuto in una Feltrinelli di Milano. Al di là di quanto possa essere cretino e adolescenziale descrivere quanto sia “stato bello parlarci e bla bla”, lei ha davvero una marcia in più, anche per come si pone. Chi l’ha vista lo sa. E nel 2005 diciamo che non era nel suo periodo migliore, infatti era uscita con l’album “The beekeeper”.
Nel 2007 sono andato sia al concerto di Firenze che a quello di Milano, un giorno dietro l’altro. Sono stati due concerti bellissimi nonostante le solite polemiche dei fan-di-Tori-Amos che sono estremamente “reazionari” e la apprezzano, al massimo, solo fino al 1996.
Insomma, tutta questa premessa per dire che in questi giorni è uscito un suo cd, un doppio live del 1991-1992 che è da brividi. Se si conosce Tori Amos è meglio procurarselo, in caso contrario si può tranquillamente cominciare da questo. Anche per capire che mostro è dal vivo. Una delle migliori uscite del 2008, senza ombra di dubbio.
Tori Amos è stata, per me, anche un mezzo per conoscere altri artisti che nel corso degli anni ho amato molto. Io mi fisso spesso con alcuni cantanti, però ho imparato col tempo a scoprire sempre cose nuove e a soffermarmi di meno. Per esempio tramite lei ho conosciuto Rufus Wainwright, da lui Antony & the Johnsons, da quest’ultimo Joan as Police Woman. Poche volte mi sono innamorato così, ci tengo a dirlo.

Advices

September 25, 2008 on 2:52 pm | In Unclassified | No Comments

In questo periodo, in cui mi sono anche trasferito con conseguente isteria, ho letto parecchio. Penso sia abbastanza chiaro a quelli che visitano questo sito che a me piace parecchio leggere ed è una costante prima di dormire. Vengo al punto. Come stavo dicendo prima di scrivere due frasi puramente riempitive, comincerò col parlare di “Ritratto di signora” di Henry James. E’ da premettere che mi è piaciuto tantissimo e ha una capacità di scavare nella psicologia dei personaggi che è di una profondità disarmante. Detto questo ho fatto più fatica a leggere “Ritratto di signora” che Proust, anche perchè è prolisso all’inverosimile. Comunque era una fatica che andava fatta. Inoltre, io mi lascio molto influenzare dalle letture che faccio, quindi può anche darsi che uno dei miei prossimi racconti c’entri qualcosa con quello che ho appena detto. Passiamo al post vero-e-proprio.
Attirato dal “caso editoriale” dell’anno, ho deciso di leggere “La solitudine dei numeri primi”. Per chi non lo sapesse è il romanzo d’esordio di un autore venticinquenne, tale Paolo Giordano. Ha anche vinto il “Premio Strega”. Il libro comincia molto bene, soprattutto i primi due capitoli che sono davvero ben scritti, tesi ed interessanti. Dopodichè il racconto incespica sempre di più. Il lettore si trascina fino alla fine non certo per un reale interesse ma piuttosto per la voglia di finire. Una volta finito ci si rende conto che è completamente pointless. Non solo, io stesso fatico a ricordarmi buona parte dell’intreccio, ed è un pessimo segnale perchè significa che, oltre a non avermi colpito, è anche dimenticabile. Giordano è uno scrittore senza stile, d’altra parte nessuno pretende che sia un Philip Roth o un Bret Easton Ellis, però scrive bene. In poche parole: “La solitudine dei numeri primi” è un libro scritto bene con una trama mediocre, l’autore poteva dire le stesse cose in dieci pagine anzichè in trecento e la storia ne avrebbe guadagnato parecchio.
L’altro libro di cui voglio parlare l’ho comprato perchè nel retrocopertina si parla di una ricca famiglia svedese con dei risvolti oscuri. Se in una qualsiasi opera si parla di “famiglie decadenti” ”dissoluzione psichica” e quant’altro è sicuro che ci do un’occhiata. Il libro in questione è “Uomini che odiano le donne” di Stieg Larsson. Il libro, che è in realtà un volumone di quasi settecento pagine, è un thriller sofisticatissimo. Larsson ha uno stile molto asciutto, infatti nonostante la mole è scorrevolissimo e soprattutto cresce dentro il lettore man mano che procede. Le prime cento pagine sono effettivamente un po’ pedanti, però servono all’autore a prendersi tutto il tempo necessario per introdurre la storia e annodare alcuni fili, tra l’altro in modo ingegnoso. I personaggi hanno un buon approfondimento psicologico, cosa parecchio insolita per un thriller, e sono anche unici nel loro genere. Nonostante il titolo, Larsson non è fastidiosamente pro-femminista, anzi ha uno sguardo critico un po’ su tutto e fa dei sintetici ma interessantissimi approfondimenti storici sulla Svezia post Seconda Guerra Mondiale (prima di diventare uno scrittore era un esperto di movimenti di estrema destra). Mi ha un po’ ricordato la migliore Agatha Christie, soprattutto per la definizione dei contesti e dei luoghi. Consigliatissimo.

Underwater visions #12: “Fargo”

September 23, 2008 on 2:29 pm | In Underwater visions | No Comments

Fargo
1996, di Joel Coen
con Frances McDormand, William H. Macy, Steve Buscemi, Peter Stormare
La sensazione che si ricava dopo ogni visione di un qualsiasi film dei fratelli Coen, oltre all’essere estremamente appagati, è che usino l’esasperazione come arma di distruzione. La distruzione è logicamente rivolta agli schemi del cinema americano. A tratti ricordano l’insegnamento che Orson Welles ha dato ne “La signora di Shanghai”: i produttori volevano un noir classicheggiante, Welles invece fece tagliare i capelli corti a Rita Hayworth ed esasperò i primi piani tanto da rendere i volti distorti e grotteschi. I Coen invece scrivono una storia qualsiasi e la destrutturano con battute, trovate registiche e, a volte, con una violenza quasi inaccettabile. In questo modo “Il grande Lebowski” diventa parodia de “Il grande sonno” di Howard Hawks mantenendone addirittura invariata la struttura, “L’uomo che non c’era” disfa e ricuce il noir classico in stile “La fiamma del peccato” e il recente “Non è un paese per vecchi” rivoluziona il genere western trasmutandolo in un horror grottesco e a tratti esistenziale.
“Fargo” rientra perfettamente in questa logica e in questo stile. E’ ambientato tra il Minnesota e in North Dakota, due stati del nord degli Stati Uniti, confinanti tra loro ma anche col Canada. La posizione geografia è centrale per la comprensione del film non solo perchè il titolo è il nome di una piccola località di provincia ma anche perchè definisce perfettamente l’ambientazione, e cioè un luogo freddo e insopitale fatto di immense pianure coperte di neve. Ad accentuare questa caratteristica nordica c’è il fatto che sia Minnesota che North Dakota hanno un altissimo tasso di emigranti di origine nord-europea, infatti tutti i personaggi del film si chiamano Lundegaard, Grimsrud, Gustafson, Gunderson. La storia è molto semplice, così come la regia che è insolitamente classica per i Coen ma perfettamente funzionale all’economia della sceneggiatura. Un marito bisognoso di soldi (William H. Macy) decide di far rapire sua moglie a due malviventi (Peter Stormare e Steve Buscemi) in modo da appropiarsi di una parte del riscatto che il ricco suocero dovrebbe pagare. Logicamente le cose non andranno in questo modo e prenderanno, anzi, una piega violentissima. Quali sono quindi le caratteristiche che fanno di questo film qualcosa di speciale? I personaggi. Come qualcuno ha già notato, nel cinema americano, ad esempio nel periodo classico ma anche ne ”Il silenzio degli innocenti”, i cattivi sono solitamente intelligentissimi e charmantes. In “Fargo” Buscemi e Stormare interpretano due completi idioti che agiscono d’impulso e sono tutt’altro che attraenti sotto ogni punto di vista. Persino il personaggio di William H. Macy, spinto dalla brama di denaro e dall’avarizia, non diverso dallo sgradevolissimo suocero anche se su due fronti diversi, è un personaggio misero, patetico e stupido. Uno dei pochi personaggi positivi del film è quello di Frances McDormand. Sempre nell’ottica della distruzione dei generi di cui si parlava prima il personaggio della McDormand ha due caratteristiche insolite e particolari. La prima è che, nonostante sia la protagonista, compaia circa mezz’ora dopo l’inizio della pellicola. La seconda, più eclatante, è che il suo personaggio è una detective incinta di sette mesi, cosa più unica che rara all’interno della cinematografia mondiale. Non solo: il suo personaggio non è brillante o straordinario, non sa nemmeno tutto quello che sa lo spettatore, tuttavia si muove all’interno della storia con una semplicità memorabile e soprattutto amabile.
“Fargo” è un classico semi-dimenticato degli anni Novanta che meriterebbe invece di essere ricordato e citato come pietra miliare

Drabs

September 22, 2008 on 4:34 pm | In Music | No Comments

“Vitrum/Murder” è essenzialmente un album noise-glitch di Uhemu. Che cos’ha, quindi, di meritevole? Innanzitutto è composto benissimo e ha delle sonorità tutt’altro che scontate. C’è anche da dire che il genere noise non è poi così noto e apprezzato (tutti conoscono Aphex Twin per sentito dire, Fennesz invece no). Di conseguenza il seguito è abbastanza limitato e rimane un fenomeno piuttosto underground. Lo stesso Uhemu, tra l’altro mio amico, compone per se stesso e fa scaricare i suoi pezzi via internet, quindi non rompe nessun tipo di tradizione alternativa. Il titolo stesso dell’album è un oscuro doppio concept legato al vetro e all’omicidio, due cose che finiscono per essere idealmente una in funzione dell’altra. Ogni canzone ha un personalissimo e lunghissimo sottotitolo che la definisce e la completa con riferimenti a omicidi o alla cultura pop dell’assassino (ad esempio Hannibal Lecter). Passiamo quindi alle singole tracce. ”Green glass” apre l’album ed è indubbiamente una delle più belle, ciononostante si sentono parecchio le influenze dei Boards of Canada e specialmente di Aphex Twin di “Selected ambient works vol.2″ e “I care because you do”. “Orange glass” ha una struttura più complicata e circolare, è leggermente più facile da ascoltare della prima nonostante i suoni siano curatissimi, infatti sarebbe meglio sentire “Vitrum/Murder”con le cuffie. Con “Crystal” le cose si fanno più serie e iniziano i primi segni di una sonorità più aggressiva che, anche se non è per forza un tratto distintivo, è indubbiamente ricorrente. ”Black glass”, come dice il sottotitolo stesso, è la twisted sister delle altre canzoni, ma soprattutto di “Crystal” con la quale condivide un loop. Inoltre le sonorità sono molto più dure rispetto a prima, quasi ”industrial”. “Murano” è vaga, descrittiva, e leggermente disturbante, tanto che anche se non ci fosse il sottotitolo si capirebbe lo stesso che si sta “parlando” di una scena del crimine o comunque di una trama noir di un film (con un montaggio à la Godard, però). “Ekag” è la più divertente dell’album ed è anche un tributo sfacciato ai Crystal Castles, i campionamenti sembrano presi da un gioco per il NES, non è un caso che lo sfondo del myspace di Uhemu sia uno still di “Bubble Bobble”. “Teeth” è il gioiello dell’album. Brilla di un’originalità tutta sua, divertente e inquietante allo stesso tempo, trasmette una leggera sensazione di ubriachezza. E’ interessante, e insolito, notare come Uhemu abbia inserito le tracce di raccordo, cioè quelle più brevie d’atmosfera, verso la fine della playlist. Se l’idea sembra parecchio ardita non si può certo rimproverargli una qualsiasi mancanza di originalità. Le canzoni in questione sono “Window”, una giornata di pioggia con un arrangiamento ambient un po’ dark, “Shards: dans les yeux”, che potrebbe tranquillamente essere usata come intro in un corto di Chris Cunningham, e l’ultima “Thru u”, un rincorrersi di fruscii più o meno assordanti. L’ultima canzone vera e propria è “Voir encore”, che diventa orecchiabile dopo qualche ascolto, dove Uhemu gioca più che altro coi campionamenti di voci distorte in modo assurdo.
Alcune curiosità sull’album, che si notano solo ad un ascolto più attento, sono i campionamenti delle voci. Alla fine di “Shards: dans les yeux” si sente chiaramente una risata presa da “Wannabe” delle Spice Girls, che più che un tributo è sintomo dell’anima kitsch di Uhemu che talvolta emerge inevitabilmente. Ho scoperto a mia insaputa che persino io faccio parte dell’album: all’interno di “Voir encore” c’è un frammento di una registrazione della mia voce abilmente distorto e irriconoscibile, quindi sono una sorta di guest star inconsapevole.
“Vitrum/Murder” merita indubbiamente un ascolto perchè è confezionato benissimo, tuttavia, nel bene e nel male, non è un prodotto per tutti e non è per niente un’ elettronica easy listening. Per me, al di là della partigianeria che comunque non mi appartiene, è un prodotto più che ottimo. Uhemu, tra l’altro, non ha neanche diciotto anni. Ascoltare per credere.
Per scaricare l’album cliccare qui.

Zero point

September 20, 2008 on 12:56 pm | In News | No Comments

Il sito è stato stravolto, come potete vedere. Perchè, quindi? Semplicemente l’altro non lo sopportavo più, era poco funzionale e, a mio avviso, neanche un granchè come grafica. Ma la cosa peggiore era la poca leggibilità.
Tutto questo ha contribuito a farmi passare ampiamente la voglia di scrivere, anche qualche semplice cavolata che non ho mancato di riportare anche in questa nuova versione. Tuttavia ho cancellato qualche vecchio post brutto e/o inutile. D’ora in poi scriverò molto di più, questo significa che la percentuale delle stupidaggini aumenterà rispetto a quella delle cose più serie.
Ci tengo a dire che la grafica del sito, questa volta, l’ho fatta tutta da solo, quindi qualsiasi eventuale caduta di gusto o di stile è attribuibile solo a me (”Prima eri più indie“). Per come la vedo io non credo di aver snaturato lo spirito del sito, ho mantenuto lo stile minimal facendo comunque dei cambiamenti visibili.
Per quanto riguarda la parte più strettamente tecnica è giusto ringraziare il solito D., che ormai è il mio webmaster ufficiale, e falcon82 che mi ha aiutato coi ritocchi. Per il resto non posso citare tutte le persone che ho ammorbato in questi giorni per via del sito perchè sarebbe tecnicamente impossibile e poi la barra spaziatrice mi funziona così così.
I nostalgici del vecchio sito avranno notato che sulla destra c’è un utilissimo screenshot commemorativo. Per quel che ci sia da commemorare, s’intende.